Il Manuale di sopravvivenza per dimagranti ® – Caro Diario…

Il Manuale di sopravvivenza per dimagranti ® – Caro Diario…

“Scrivimi: servirà a sentirti meno fragile”

 “Scrivimi” (Nino Buonocore)

 O, meglio, scrivili.

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Ore 5 del 21 aprile del 1945: dalla pista di decollo in erba di Schonwalde, alla periferia di Berlino, decollano una decina di aerei diretti a Salisburgo. Alle 5.40 il più grosso di questi, uno Junker da trasporto con a bordo una decina di bauli del peso di una cinquantina di chili ciascuno, perde quota poco dopo avere trasvolato Dresda e si schianta nella foresta di Heidenholz, vicino al confine con la Cecoslovacchia. Il mittente di quella spedizione, nascosto in un bunker lì vicino, prende, come suo uso, conoscenza dell’accaduto con la calma, la dignità e la classe che lo contraddistinguono, cioè nessuna. Di ripetibile tra le sue parole, c’è giusto “È una catastrofe”. Catastrofe o meno, il 30 aprile dello stesso anno, nello stesso bunker, sopraffatto dalle forze militari avversarie, lo stesso deciderà di liberare l’umanità dalla sua imbarazzante presenza e dai suoi inguardabili baffetti, purtroppo con abbondante ritardo rispetto alle aspettative di molti.

Passa il tempo e trentaquattro anni dopo (ma parrebbero dieci volte tanti) alle orecchie di tale Gerd Heidermann, giornalista della prestigiosa rivista “Stern” e collezionista di cimeli storici, giunge una soffiata destinata a cambiare il corso della sua, finora sostanzialmente inutile, vita: herr Fritz Stiefel, industriale e anche lui collezionista di cimeli militari, è in possesso di un quaderno di importanza storica. Glielo rivela il comune amico Jakob Tiefenthaeler, altro collezionista dal passato ambiguo, che riesce addirittura ad organizzare un appuntamento con il ritrovatore, tale Konrad Kujau, che afferma di averlo recuperato dalla carlinga di un aereo da cargo della seconda guerra mondiale scoperto nella foresta di Heidenholz.

Dopo una sera passata insieme, Gerd Heidermann si convince che, giocando bene le proprie carte potrebbe, mettere le mani su un reperto storico di valore inestimabile, proprio lui che aveva già acquistato la “Carin II”, lo yacht del Reichsmarschal Goering! Ad onor del vero, l’acquisto della “Carin II” non era stato proprio un affare, visto che ora cercava disperatamente di appiopparla a qualche altro allocco come lui, per rientrare dai debiti contratti per l’acquisto ed il restauro.

Previo parere positivo dei capi redattori di “Stern”, Peter Koch e Felix Schmidt, Heidermann riuscì a “convincere” Kujau a tentare l’impresa di recuperare almeno un quaderno da sottoporre agli esperti della redazione. Giunto in mano degli esperti il quaderno, fu immediato l’OK dei periti, per cui Heidermann prese a lavorare ai fianchi il “riluttante” Kujau, affinché recuperasse il maggior numero possibile di quaderni.

Ci vollero ben dieci milioni di marchi di allora per garantirsi il recupero, un po’ per volta, di tutti i quaderni che alla fine si rivelarono essere addirittura sessantotto (ogni volta che ne consegnava uno, Kujau annunciava di averne scoperti altri e di avere pertanto bisogno di altri marchi per ottenerli). Al termine del recupero, sempre nella massima segretezza, i diari furono sottoposti all’osservazione degli esperti in materia più autorevoli del pianeta (Hugh Trevor-Roper, Eberhard Jäckel e Gerhard Weinberg) per avere la certezza della loro autenticità.

Alla fine, in piovoso pomeriggio del 25 aprile 1983, dopo due lunghi anni di lavoro, in una conferenza pubblica ripresa da tutte le televisioni del mondo venne lanciato lo scoop più roboante del ventesimo secolo: “Abbiamo i diari di Hitler!”

L’ebbrezza, però, durò solo due settimane, giusto il tempo di infinocchiare i lettori tedeschi e numerosi editori in tutto il mondo (a noi lo rifilarono a Panorama), che venne a galla la verità: i sessantotto quaderni di Hitler erano dei falsi neppure tanto ben realizzati. Sottoposti per la prima volta (non ci credo) ad esami decenti, emerse che l’inchiostro e la carta risalivano ad un periodo molto successivo alla Guerra (ooops), non si contavano gli anacronismi e le inesattezze storiche (ma dai!), lo stile della scrittura corrispondeva solo superficialmente a quello di Hitler (ma come?) e addirittura il monogramma sulla copertina dei diari era sbagliato: FH invece che AH (questo è troppo!).

Come andò a finire? Finì che i capi redattori di “Stern”, Peter Koch e Felix Schmidt, si dimisero, Gerd Heidermann (una testa ben fatta piuttosto che ben piena) finì in galera per un bel pezzo per essersi intascato di nascosto una buona fetta dei marchi sborsati da Stern, Hugh Trevor-Roper perse tutta la sua autorevolezza e Konrad Kujau, dopo una breve parentesi nelle patrie galere alemanne, tornò al suo lavoro di falsario, questa volta a viso scoperto trattandosi ormai di una celebrità, vendendo i quadri, le lettere e i diari “veramente falsi” del Fuhrer, stavolta con monogramma esatto.

Allora come vi sono sembrati “I diari di Hitler”? Interessanti? Monotoni? No, perché se volete in catalogo abbiamo (o meglio, Amazon ce li ha) la bellezza di 7.810 diari di qualcosa o qualcuno. Non vi interessa sapere qualcosa del “Diario di una schiappa”, piuttosto che del “Diario di un killer sentimentale” o ancora del “Diario di uno stagista di successo”? Qualcosa di piccante del “Diario di una squillo per bene”? Di esperienziale del “Diario di un’accoglienza lungo il cammino di Santiago”? O ancora di esoterico del “Diario pentacolo”?

Nulla di tutto ciò sfregola la vostra fantasia?

Lo immaginavo, altrimenti avreste comprato qualche altro libro, mica “Il manuale di sopravvivenza per dimagranti®” giusto?

E allora vuol dire che è arrivato il momento di fare un ulteriore upgrade nella nostra conoscenza delle tecniche di sopravvivenza! Più intriganti del “Diario intimo di una squillo per bene”, più istruttivo del “Diario di una maestrina” e più profondo del “Diario di un gatto (vita felina tra problemi in famiglia e vicini animali)” ecco in esclusiva per voi: il diario alimentare, il diario del peso e il diario dell’attività fisica. Perché se dei diari di questo e quello poco ci può importare, i nostri diari potrebbero essere molto importanti.

Il diario del peso è il diario più importante perché consente di tenere tutto sotto controllo. È anche il più semplice perché si compone di due sole colonne: una colonna per il giorno e una colonna per il peso. Tutto qua. L’utilità del diario del peso è dovuta al fatto di poter avere sempre il polso della situazione e verificare che le cose stiano andando o meno della direzione attesa. In particolare avere sotto gli occhi l’andamento del peso in corso di mantenimento consente di apprendere in tempo reale ogni risultato inaspettato, permettendo di prendere provvedimenti in tempi altrettanto reali. Non che questi siano indispensabili, che si possono fare le cose con la dovuta tranquillità; tuttavia è innegabile che avere tutto sotto controllo eviti grattacapi col passare del tempo. Per evitare di esagerare in un senso e nell’altro, ovvero per evitare di pesarsi troppo spesso piuttosto che mai, si assume come frequenza ottimale una volta alla settimana, sempre nello stesso giorno, alla stessa ora e nelle stesse condizioni fisiologiche. Per chi faticasse a decidere una condizione standard: tutti i sabati, al risveglio, con la sola biancheria intima addosso e dopo aver fatto… beh, ci  siamo capiti.

Il diario dell’attività fisica è il diario più importante (ma non era l’altro?) perché funge da  stimolo per aumentare l’attività fisica. Anche questo è un diario molto semplice e con due sole colonne: giorno e attività svolta.

C’è però una differenza abissale. Mentre, nel caso del diario del peso quello che si chiede di registrare è un elemento ben preciso, che esiste e che deve semplicemente essere annotato, nel caso del diario dell’attività fisica si fa riferimento a qualcosa che di base non esiste, ma proprio in virtù del fatto che lo si deve appuntare, si deve fare di tutto perché sussista. In altre parole è un po’ come la buona azione dei boy scouts, i quali sanno che loro dovere morale è compierne una tutti i giorni: non importa quale essa sia e quanto rilevante nell’economia dell’universo, importa solo che essa venga svolta.

Così anche per il nostro diario: l’impegno non sussiste tanto nell’annotare qualcosa, ma nel realizzarla. Più che un registro è pertanto uno sprone, uno stimolo e un incoraggiamento affinché si acquisisca l’abitudine di privilegiare il movimento alla sedentarietà: una passeggiatina di una mezz’oretta in pausa pranzo al posto di una sigaretta fumata in cortile; una corsetta serale al posto di venti minuti davanti alla televisione o il rifiuto delle comodità moderne che, più che altro, rammolliscono (scale mobili, ascensori…).

È una piccola sfida con se stessi, con lo scopo di ottenere settimanalmente lo score perfetto, ovvero con un’attività svolta ogni giorno, indipendentemente da quale sia e quanto sia importante: una, ne basta una.

Il diario dell’alimentazione è il diario più importante (e figuriamoci) soprattutto quando, in presenza di risultati inaspettati da parte della bilancia, si impone una verifica. Stanchi di seguire i precetti di una sana alimentazione e comunque perennemente tentati dal vecchio modo di mangiare libero da qualunque condizionamento o regola, è facile trovarsi “per una selva oscura ché la diritta via era smarrita”. Il fatto è che, purtroppo, siamo tutti portatori sani dei geni delle “sindromi” più nefaste per chi ha deciso di percorrere le vie del buon cibo, per esempio la “sindrome del self service compulsivo” che ci obbliga a mettere nel piatto sempre una palettata in più di qualsiasi cosa ci si stia servendo, oppure la “sindrome della fame nel mondo” per la quale dobbiamo finire tutto ciò che gli altri lasciano nel loro piatto, per rispetto nei confronti di quanti patiscono la fame (anche se sarebbe molto più corretto fare porzioni più piccole ed inviare a qualche ONG i soldi risparmiati mangiando complessivamente meno). Ma non sono solo queste le “patologie” avversanti i poveri dimagranti: ci sono ancora le sindromi delle “brioscine del bambino che il bambino non mangia” che impongono il consumo delle merendine prese per i bambini ma snobbate dagli stessi; del lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo“ riferito al cibo prossimo alla scadenza, che avremmo tranquillamente potuto lasciare al suo posto al supermercato; del “massì, che se ce l’ho fatta una volta posso farcela sempre” e via confabulando.

Capita così che, grazie anche al diario del peso, inizino a balzarci all’occhio risultati inattesi e per i quali si rendono immediatamente necessarie delle pause di riflessione possibilmente con un ampio risvolto pratico e pragmatico.

Cosa di meglio, pertanto, di un bel foglio da tenere ben in vista e sul quale segnare ogni cosa ci salti in bocca, per non lasciarsi sfuggire nulla e prendere atto quantitativamente e qualitativamente della nostra fragilità? Ecco, pertanto, perché il diario alimentare è il più importante (ma và?). Come gli altri anche questo diario è semplicissimo da compilare, essendo composto da due sole colonne: il giorno e l’intake complessivo giornaliero. In parole povere dovremo segnare nella colonna “Giorno”, il giorno di riferimento (e qui non ci vuole una cima per capirlo) e nella colonna “Intake” tutto quello che ingurgitiamo nella giornata (e quando dico tutto intendo proprio, ma proprio tutto). Sarà il confronto tra la reale assunzione di cibo rispetto a quanto stabilito, a chiarire le dimensioni della questione ed offrirci il reale spaccato della situazione.

Da ultimo, il diario più inaspettato ma non per questo meno importante degli altri, anzi, forse addirittura il più importante: il diario delle cose belle!

Parafrasando quanto detto in altri frangenti, anche queste sono cose che non costano alcuna fatica, ma aiutano parecchio.

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