Non di solo sbafamento vive l’uomo

Di ritorno da una gustosissima serata di degustazione di cioccolato mi pare opportuno dedicargli un post, perché credo che, al di là dell’aspetto poco consueto dell’evento, ci sia qualche piccolo insegnamento da trarre. Al di là dell’aspetto gustoso dello stesso, intendo.

Partiamo!

Anzitutto sediamoci davanti alla nostra tavoletta e, cosa importantissima, predisponiamoci alla ricerca di un sottile piacere in cui tutti e cinque i nostri sensi devono essere coinvolti: pertanto keep calm and gust seren, sarebbe il caso di dire in un improbabile quanto maccheronicissimo inglese.

Il primo esame riguarda la vista per cui osserviamo per bene cosa andremo a gustare, e verifichiamo che la tavoletta sia omogenea, liscia, come fosse porcellana, tutte caratteristiche che danno indicazioni sulla qualità del cioccolato.

Poi si passa all’udito per cui avviciniamo la tavoletta all’orecchio e spezziamola aspettandoci di sentirla schioccare, segno di pregevolezza della stessa. Un bello “stock” forte e chiaro è il miglior preludio alle prossime valutazioni.

Dopo l’udito, ecco l’olfatto, per cui avviciniamo la tavoletta al naso e aspettiamo che sia investito da profumi e aromi il più possibile persistenti. Molto importante sarà però l’olfazione indiretta, che è quella che avviene espirando dopo la masticazione, in cui potremo distinguere gli aromi primari del cacao e quelli secondari degli ingredienti aggiunti per l’aromatizzazione.

Un piccolo passo indietro: prima dell’olfazione indiretta non dimentichiamo il tatto, nella bocca, che ci darà piacere mentre il cioccolato si trasforma in una pasta setosa, scorrevole e avvolgente.

Da ultimo e solo a questo punto, ecco il gusto e la ricerca dei quattro sapori fondamentali: dolce, amaro, acido e salato. Attenzione, però, perché questi sapori vanno ricercati, ricordandoci che ogni di essi ha una particolare zona della lingua in grado di evocarli: la dolcezza in punta, l’acidità sui lati anteriormente, la sapidità sempre sui lati ma posteriormente e l’amarezza sul fondo.

Poi, certo, ci si può anche scrofagnarsene una tavoletta senza rendersene conto… che peccato però.

ul