Il Manuale di sopravvivenza per dimagranti ® – È un mondo difficile…

Il Manuale di sopravvivenza per dimagranti ® – È un mondo difficile…

“È un mondo difficile e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto.”

“È un mondo difficile” (Tonino Carotone)

 Ovvero del fatto che sia un mondo difficile, punto.

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“… il progresso che sbilancia completamente il rapporto tra l’introito calorico e il consumo energetico, il consumismo che ci subissa di inviti subliminali, e non solo, a mangiare cibi sempre meno salutari e ipercalorici, la nostra incapacità di dare al cibo una connotazione meno affettiva e per finire la predisposizione a ingrassare piuttosto che a dimagrire, non rappresentano solo la causa dei chili di troppo, ma anche il principale motivo del loro stazionamento nel prodigio del creato che è il nostro meraviglioso corpicino, soprattutto quando ci si mette d’impegno per riuscire a buttarli giù.

Ecco come continuava il diario delle nostre giovani dimagranti alle prime prese con il dietologo, perché realmente tutto ciò che abbiamo descritto come fattore concorrente a metterci addosso chili, contribuisce al loro mantenimento e si oppone al loro smaltimento.

Sarebbe bello, infatti, se una volta iniziata la dieta, tutte le cause che abbiamo elencato improvvisamente sparissero e tutto si riducesse ad eseguire più o meno diligentemente una comunissima dieta basata sulla razionalizzazione della quantità e sull’innalzamento della qualità del cibo introdotto. Sarebbe bello, cioè, se una volta formalizzata la nostra intenzione di mettere la testa a posto (nutrizionalmente parlando, non mi permetterei mai di avere altri riferimenti) di colpo:

il nostro organismo aumentasse il proprio metabolismo;

andare a piedi e non con i mezzi diventasse una cosa normale;

svolgere attività sportiva risultasse più facile;

le pubblicità dei prodotti alimentari non bersagliassero costantemente i nostri centri della fame;

i cibi tornassero ad essere semplici e piacevolmente essenziali;

smettessimo di legare al cibo tutta una serie di vissuti che non hanno nulla a che vedere con la sua funzione nutrizionale;

gli ormoni femminili non fossero così invasivi nella psiche di una donna;

la birra non fosse così dannatamente fresca e dissetante.

Invece le cose non cambiano di una virgola e pertanto:

il nostro organismo continua a lavorare ai livelli minimi della categoria;

andare a piedi e non con i mezzi rimane una pia illusione;

svolgere attività sportiva resta il solito “eh, mi piacerebbe tanto fare quel corsettino di ballo, ma come si fa? E poi chi stira? Chi pulisce? Chi fa la spesa? Chi tiene i bambini?”

le pubblicità dei prodotti alimentari diventano sempre più raffinate e invoglianti, piazzate nei momenti di maggior sensibilità e di questo passo tra un po’ saranno pure dotate di meccanismi che si attivano al momento giusto e nel posto giusto per produrre un deflagrante impulso all’acquisto (come? Già lo fanno?);

i cibi perdono sempre più la loro semplicità primordiale per assumere configurazioni un tempo impensabili, ma per molti ormai indispensabili: saranno anche ricchi di grassi gli hamburger della solita catena planetaria… ma come si fa a non andarci una sera alla settimana?

il cibo continua ad attraversare l’intero spettro delle emozioni, come testimoniava la famosa pubblicità di “Tutto il calcio minuto per minuto” cult radiofonico fino a qualche decennio fa: “La vostra squadra ha vinto? Festeggiate con Stock! La vostra squadra ha perso? Consolatevi con Royalstock! E se ha pareggiato, Julia: la grappa di carattere!”;

gli ormoni femminili sono sempre terribilmente invasivi nella psiche di una donna (per non parlare dell’impatto di quest’ultima sulla tranquillità del suo convivente);

la birra è sempre così dannatamente fresca e dissetante.

Ecco perché, nonostante tutti i buoni proposti che, per carità, all’inizio sono anche perfettamente rispettati, dopo un po’ la buona volontà inizia a fare cilecca: perché tutto attorno a noi continua a remarci contro. Se poi si aggiungono le difficoltà metaboliche dovute all’organismo che vede come un vero e proprio attentato alla salute la perdita di peso (ricordate la leptina che diminuendo induce l’organismo a consumare meno e contemporaneamente ad essere più sensibile allo stimolo della fame), il quadro è completo.

O quasi.

“Come quasi?” chiederà qualcuno: “Le cattive notizie non sono ancora finite? dobbiamo aspettarcene altre?” Eh, purtroppo, almeno un’altra mi tocca darvela: che ci crediate o meno, l’uomo è fatto per il 75% d’acqua e per il restante 25% di abitudini (ammettiamolo: pessime) e poiché sappiamo che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, ecco qua il nuovo elemento della compagnia: l’abitudinarietà, ovvero il fattore che tende a riprodurre sempre fedele a se stessa la modalità che in un primo tempo ci ha condotto a questo stadio di sovrappeso ed, in un secondo momento, ci ostacola nello sfuggirne. Non ci dilungheremo ora su di esso poiché un capitoletto sarà bene dedicarglielo tra non molto, per il momento ci basti avere chiaro il quadro d’insieme, che poi è ancora la “storia di tutti noi”, perché diciamocelo chiaramente (tanto resta inter nos): se vi siete avventurati a leggere un libro dal titolo così inverosimile o siete colleghi in incessante ricerca di novità (nel qual caso non vergognatevene: credo di avere acquistato anch’io tutti i libri in circolazione sull’argomento…) oppure siete anche solo vagamente in sovrappeso. Che siate pertanto da una parte o dall’altra della scrivania ci troviamo nello stesso studio con il medesimo obbiettivo: cercare una via per vivere meglio.

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