Allora, lo confesso: come è capitato per la stesura del post gemello per il blog che tengo su “Il Giornale.it”, mi sono posto qualche dubbio sull’opportunità di pubblicarlo, visto il suo contenuto altamente offensivo per le coscienze animaliste dei miei affezionati lettori.

Pensando, però, che in fondo, la sorte dei poveri anfibi sia segnata a prescindere dal presente post, ho convenuto sull’opportunità di stenderlo ugualmente, soprattutto per far sì che il loro sacrificio non risultasse vano.

Bene, fatta questa doverosa premessa, ecco a voi “la triste vicenda delle rane applicata alla dietologia”.

A raccontare questa perla di saggezza è stato un ragazzone di un centinaio e ben passa di chili che dopo averne perso una trentina in un annetto circa, nello stesso tempo è riuscito a riprenderli quasi tutti.

E in che modo, vi chiederete voi, amici miei, il personaggio della nostra storia è riuscito nella poco invidiabile impresa di realizzare questo viaggio di una sessantina di chili nell’arco di un paio d’anni? Ma facendo la fine delle rane, ovviamente. Ora, se anche voi come me vi siete tenuti sempre lontani da certe pratiche barbare, questa è l’ultima occasione che avete di restare nella vostra comprensibile e invidiabile ignoranza. Se viceversa il tarlo della curiosità ha già intaccato la vostra armatura, sicuramente non potrete che proseguire nella lettura… a vostro rischio e pericolo, s’intende.

“Quando si cucinano le rane,” ha raccontato il nostro ”non le si mette mai nell’acqua calda, perché altrimenti cercherebbero immediatamente di scappare. Del resto, mica sono dei maccheroni! Le si mette nell’acqua a temperatura ambiente, dopo di che si alza progressivamente la temperatura, procurando un piacevole tepore, che progressivamente si trasforma in un altrettanto piacevole torpor,e che a sua volta da gradevole di trasforma in letale. Beh, a me è successa la stessa cosa: mica ne ho ripreso di botto dieci! Li ho ripresi tutti uno dopo l’altro, senza accorgermene più di tanto, facendo, più o meno, la stessa fine delle rane. L’unica differenza è che loro l’hanno fatta grado dopo grado ed io chilo dopo chilo.”

Bene, ad intenditor poche parole! Del resto, che altro potrebbe mai aggiungere un povero dietologo ad un racconto così ben infiorettato? Credo molto poco, se non di evitare, ovunque voi vi troviate (Vimercate, Monza, Milano o qualunque altro luogo di questa galassia) di scoprire cosa succeda bollendo le rane. Piuttosto, fate come il protagonista della nostra storia: perdete trenta chili… ma non riprendeteli, però. E se vi andasse di fare due chiacchiere sull’argomento, anche solo via mail, contattatemi pure: due chiacchiere sono sempre piacevoli, ma soprattutto gratis.