La neurofisiologia, che è scienza e non fantascienza, ci spiega che alla base del desiderio di cibo c’è un sistema chimico basato su una sostanza, la dopamina, che governa a nostra insaputa proprio quell’impulso tanto eccitante quanto elettrochimico. Questi circuiti sono gli stessi coinvolti nella dipendenza da sostanze stupefacenti. In altre parole: siamo drogati e non lo sappiamo. Il punto è che questa straordinaria forza che ci spinge da dentro a compiere acquisti di cui ci pentiremo a breve, è a sua volta il bersaglio delle industrie alimentari che sfornano prodotti la cui irresistibilità si intravede dalla confezione e ci investe come un tir a partire dal primo morso, con tutto il sistema della dopamina che va letteralmente in fibrillazione al punto da dar vita ad una dipendenza inaspettata e che periodicamente pretende d’essere soddisfatta.

 Avere un cavallo di Troia nel nostro cervello è una bella fregatura perché ci espone alla mercé di chicchessia e di solito “chicchessia” non ha buone intenzioni: le sue vendite vengono prima dei nostri chili. O se la vogliamo vedere in un altro senso, a braccetto. Il saggio a questo punto chioserebbe: “Meditate, gente, meditate”.

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C’è una ricetta leggera, un consiglio per cucinare saporito ma con poche calorie, un pensiero o un’intuizione interessante e che potrebbe essere utile anche ad altre persone: perchè non condividerla? 

 
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