Alimentazione in corso d’allattamento

Alimentazione in corso d’allattamento

Decalogo dell’allattamento a cura dell’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emanato un decalogo per aiutare le mamme a migliorare la qualità dell’allattamento sia in riferimento ai benefici per il bambino, ma anche per la qualità dell’esperienza materna.

Le dieci regole d’oro per un buon allattamento sono le seguenti:

1.mangia regolarmente;

2.non saltare mai la colazione del mattino;

3.fai una prima colazione nutriente;

4.fai i tuoi pasti in tranquillità;

5.mentre allatti il tuo bambino puoi, se ti fa piacere, ascoltare musica rilassante;

6.non stancarti eccessivamente nei primi 3 mesi dopo il parto;

7.evita farmaci ed eccitanti come caffè, tè, cioccolato;

8.sii pronta ad allattare quando il tuo bambino te lo chiede;

9.insegnali a succhiare bene e forte dal capezzolo, per aumentare la produzione di latte;

10.il papà ha un ruolo importante. Egli deve rendere l’ambiente attorno a te sereno e piacevole;

Allergie

Accanto alle numerosissime cose belle che vengono donate con gioia ai propri figli, ci sono anche alcune cose che pur non volendolo proprio, non si può proprio far a meno di trasmettere. Una di queste è la predisposizione a sviluppare allergia nei confronti di determinati alimenti.

Se pertanto un genitore o un fratello soffre di allergia non solo nei confronti di alimenti, ma anche di pollini, acari e polvere, e muffe, il lattante può essere considerato a rischio allergico e di conseguenza è bene che la mamma inizi fin da subito la battaglia contro le allergie non assumendo i cibi potenzialmente allergizzanti, in quanto in grado di raggiungere il bambino attraverso il latte.

In particolare si chiede alla mamma di evitare:

agrumi, ananas, avocado, banane, fragole e lamponi;

fecola di patate, pomodori e spinaci

arachidi, mandorle, nocciole e noci;

ceci, fagioli, fave, lenticchie e piselli;

albume, formaggi e lievito di birra;

alimenti in scatola, cioccolato, dadi per brodo e insaccati;

birra, caffè, cola e vino;

crostacei, frutti di mare e pesce conservato.

Allattamento e pericolo di malattie

Attraverso il latte materno i bambini non ricevono solo amore e nutrimento, ma anche sostanze che potrebbero non risultare salutari come nelle aspettative della mamma.

A parte i cibi in grado di dare cattivo sapore al latte e gli alimenti potenzialmente responsabili dello sviluppo di allergie (per lo più in bambini predisposti) una mamma dovrebbe prestare molta attenzione ad almeno altre tre categorie di cibi:

cibi che possono causare intossicazioni alimentari, cibi che possono eccitare il bambino e cibi non adatti ad un organismo in formazione.

Ecco, di conseguenza, la lista dei cibi da evitare:

crostacei, molluschi, prodotti alimentari con uova crude e selvaggina;

bevande contenenti caffeina, caffè, cioccolato e thè;

birra, vino e alcolici in genere.

Quel che mangia la mamma mangia anche il figlio

Uno dei doveri di una mamma, al pari di quelli di una buona cuoca, è quello di offrire al proprio bambino il latte più gradevole ed appetibile.

Una ricerca svolta dall’Università di Copenhagen ha dimostrato che il sapore del latte materno è strettamente collegato ai cibi assunti nel periodo strettamente precedente all’allattamento, al punto da conferire al latte un gusto talmente marcato per il palato “vergine” del lattante da rappresentare una vera e propria pregustazione dei cibi che incontrerà da lì a pochi mesi.

Non tutti i sapori però vengono accolti con lo stesso indice di gradimento dai neonati; in particolare potrebbero (ma non è detto) conferire un sapore sgradevole:

cipolla
aglio
prezzemolo
carciofi
broccoli
cavoli
asparagi
chiodi di garofano

Ciò è assolutamente comprensibile se si pensa che a differenza nostra, un lattante è in grado di distinguere la provenienza della carne assunta dalla propria mamma: quella dei bovini pascolati in montagna, nutriti con erbe selvatiche e fiori, risulta infatti molto più saporita e quindi apprezzata di quella di bovini nutriti con mangimi.

Le colichette gassose

Le colichette gassose nel lattante rappresentano spesso il primo scoglio da superare da parte dei neo-genitori nel campo della salute. Nonostante la consapevolezza che si tratti di una situazione assolutamente benigna e senza rischi per il bambino, molti genitori si trovano in difficoltà, non sapendo come affrontarle.

L’aspetto paradossale della vicenda è che queste colichette potrebbero essere dovute ad una vera e propria allergia al latte… vaccino! Esistono infatti diversità piuttosto marcate tra il latte umano e quello di mucca e sarebbe proprio il passaggio delle proteine di quest’ultimo nel latte materno ad infastidire il neonato.

Come rimedio si potrebbe provare ad eliminare il latte vaccino dalla dieta materna e magari puntare sull’effetto benefico di qualche cc di tisana al finocchio.

Una volta svezzato, purtroppo il bambino dovrà prestare molta attenzione all’assunzione di latte di mucca e dei suoi derivati, potendo continuare a presentare intolleranza. Se però l’intolleranza fosse relativa al lattosio anziché alle proteine del latte, il problema non si porrebbe per lo yogurt che avrebbe il vantaggio di digerire il lattosio contenuto nel latte per mezzo dei fermenti lattici di cui è ricco.

La caffeina

Una delle sostanze potenzialmente più pericolose in corso di gravidanza è la caffeina, capace di attraversare la barriera placentare riducendone la capacità ossigenante. In questo modo il feto, ricevendo meno ossigeno, rischia gravi conseguenze: da un ridotto accrescimento, al parto prematuro, fino addirittura all’aborto spontaneo.

Ovviamente molto dipende dalla quantità di caffeina che viene assunta, tuttavia il fatto che ben il 90% delle donne in stato interessante ne faccia uso sotto forma di caffè, bibite tipo cola e bevande energizzanti, depone per la necessità di porne un freno.

Ma i problemi, seppur minori, non riguardano solo il feto: anche la mamma può avere problemi a causa del consumo di caffeina. Quest’ultima, infatti, permane nel corpo materno fino a 3-4 volte il tempo normalmente necessario per smaltirla in condizioni normali (da 4-6 a circa 18 ore) con conseguente aumentata probabilità di determinare disturbi gastrici e cardiaci.

In linea di massima si indica come limite il consumo di 200 mg di caffeina al giorno. La tabella seguente può aiutare a comprenderne la quantità dal punto di vista pratico:

1 tazza di espresso: 80mg

1 tazza di caffè solubile: 7mg

1 tazza di tè: 60mg

1 lattina di Coca-Cola: 35mg