Cento chili in cento giorni. Nona settimana: cultura alimentare e non solo

Cento chili in cento giorni. Nona settimana: cultura alimentare e non solo

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“…Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali”

 “Cyrano” (Francesco Guccini)

 Ovvero di quanto sarebbe meglio mangiare adeguatamente e bene piuttosto che tanto e male.

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E perché già che ci siamo non possiamo dimagrire da Gourmet, anziché rattristarci con striminzite pietanzine che di tutto hanno fuorché un minimo di allegria, piacevolezza e gusto? Accettare l’idea che sia conveniente, utile e salutare migliorare la propria alimentazione non solo non deve significare l’abbandono di ogni speranza di brio, gradevolezza e sapore, ma proprio per compensare la riduzione delle porzioni occorre spendere qualcosa in più in termini di compiacimento dei sensi.

A parte che è stato ampiamente dimostrato che i cibi buoni saziano di più perché appaganti, il punto è che sarebbe un peccato rinunciare all’occasione di imparare ad affrontare la riduzione calorica mediante qualche attenzione in più in termini di qualità.

Le spezie e gli abbinamenti inconsueti, ovvero quelli che non avremmo mai preso in considerazione potrebbero venirci in aiuto rendendo i nostri piatti più gustosi e saporiti, mentre la scoperta di concetti quali Km zero e filiera corta, potrebbero farci riscoprire sapori che credevamo ormai perduti.

Un consiglio su tutti? Leggere, leggere, leggere, perché chissà quante cose potremmo imparare per vivere in modo piacevole l’esperienza di una rieducazione alimentare. In tal senso “Google santo subito” visto tutti i contenuti che permette di scoprire su internet.

E per concludere non si minimizzi il potere della mente, perché davvero esistono potenzialità tanto nascoste quanto vantaggiose per affrontare con profitto il nostro percorso.

SlowDiet 4

Cinquantasettesimo giorno – Dimagrire da Gourmet

Mettersi a dieta potrebbe anche non essere la scelta più gioiosa della vita, ma facendolo senza nessuna concessione al gusto e alla qualità si rischia di incappare in una decisione tra le più tristi che si possano prendere.

Riso all’olio, passato di verdura, sogliola lessa… petto di pollo ai ferri! Non c’è da stupirsi che il numero di chi alla lunga cede alle lusinghe del mondo sia solo di poco inferiore al numero di quanti provano a rinunciarvi.

Tuttavia un dubbio sorge spontaneo: ma c’è proprio bisogno di così tanta tristezza per potere perdere qualche chilo? Personalmente credo proprio di no: sono infatti fermo assertore del fatto che piuttosto che rendere la propria vita una valle di lacrime sia meglio accettare con filosofia qualche chilo in più.

Pertanto, parafrasando il saggio della dottoressa Elisabetta Scaglia, se c’è da dimagrire che sia almeno da gourmet!

Per prima cosa partiamo con una doverosa rivendicazione: visto che ci tocca mangiare meno possiamo come minimo evitiamo di mangiare male, compensando la minor quantità con maggior qualità: se dobbiamo mangiare poco almeno scegliamo il meglio.

In secondo luogo, visto che ci sono preclusi certi alimenti e non possiamo più utilizzare con generosità altri costituenti della nostra cucina tradizionale (in primis olio, burro e formaggi) perché non cercare valide alternative fra gli inebrianti sapori che le piante aromatiche ci regalano, oppure le spezie, che possono dare nuove emozioni ad antiche ricette o, ancora, accostamenti insoliti di frutta e verdura con carni e pesci? E impensabile quante soluzioni raffinate, gratificanti e appaganti possono offrirci queste alternative.

Pertanto, e per cortesia, cerchiamo di abbandonare al più presto il seminato monotono dei piatti tristi e cerchiamo di puntare dritti a qualità e sapore. In fin dei conti ce lo meritiamo, non fosse altro per l’impegno che ci stiamo mettendo.

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Cinquantottesimo giorno – Cibi buoni saziano di più perché appaganti

Probabilmente troppo presi dall’ascetismo che (a torto) si ritiene il modo migliore per seguire una dieta, ci dimentichiamo spesso che i pasti dovrebbero essere esperienze multisensoriali, in cui non solo il gusto vuole la sua parte.

Perché anche la vista, l’olfatto e l’udito vogliono la loro. E il tatto? Il tatto ne resta fuori solo perché siamo abituati all’uso delle posate. Della tristezza con cui siamo, immotivatamente, soliti accompagnare le nostre diete abbiamo già detto e soprattutto già espresso la nostra opinione (contraria). E ne siamo talmente convinti che sentiamo l’opportunità non solo di ribadirle ma addirittura di espanderle: cosa ci fanno sulle nostre tavole quei due finocchi lessati accompagnati a quelle due uova sode pelate alla bell’e meglio? Quanta mestizia, quanto sconforto… Essì che non sta scritto da nessuna parte che per il fatto di voler perdere qualche chilo si debba anche scontare le pene per i nostri peccati… di gola: essere in carne non è una colpa, tanto meno la si deve espiare con una dieta malinconica.

Proviamo a pensare alla differenza tra un piatto di riso all’olio liscio ed uno con una fogliolina di mentuccia: è solo una fogliolina di mentuccia, ma vogliamo mettere la differenza anche solo dal punto di vista dell’aspetto?

Allo stesso modo, proviamo a pensare alle due uova sode spelate alla bell’e meglio accanto ai due tristi finocchi lessati di prima: non sarebbe molto meglio due occhi di bue su un letto d’asparagi?

Oltre a curare la qualità dei nostri alimenti cerchiamo di curare anche la loro preparazione e la loro presentazione, perché se anche l’occhio vuole la sua parte (e così anche l’olfatto e l’udito) vuol dire che ci sentiremo molto più contenti rispetto a quando i sensi vengono mortificati: i cibi buoni e inoltre belli saziano di più perché più appaganti.

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Cinquantanovesimo giorno – Le spezie e gli abbinamenti inconsueti

Orgogliosi delle nostre prerogative mediterranee, ogni tanto ci dimentichiamo di essere cittadini di una patria ben più grande: l’intero globo terracqueo!

Cresciuti nella convinzione, reale, di essere la patria della buona cucina, ci crogioliamo spesso di fronte ai nostri piatti, nutrendo una sorta di compiaciuta superiorità nei confronti di quanti provano invidia oltre che per la bellezza dei nostri luoghi e per la quantità sterminata di opere d’arte, anche per la prelibatezza dei nostri piatti.

Con tutto il ben di Dio che siamo stati abituati ad apprezzare fin dall’infanzia, spesso trascuriamo di far parte di una comunità ben più vasta che, avendo avuto modo di fare altre esperienze culinarie,  ci mette a disposizione un’inaspettata ricchezza in termini di sapori innovativi e abbinamenti inaspettati.

Le spezie, per esempio, permettono di dare anche ai piatti più semplici sapori impensabili, con un gusto e di una bontà che sorprende. Aglio, alloro, aneto, anice, basilico, berberé, cannella, cardamomo, carvi, cerfoglio, chiodi di garofano, coriandolo, cumino, curcuma, curry , dragoncello, erba cipollina, ginepro, lavanda, maggiorana, menta, mentuccia, noce moscata, origano, Papavero, paprica, pepe, peperoncino, prezzemolo, rafano, rosmarino, salvia, sesamo, timo, zafferano e zenzero sono solo alcune delle spezie e degli aromi che potremmo usare per insaporire i nostri piatti più essenziali.

Allo stesso modo è stupefacente come alcune combinazioni di carne, pesce, uova o formaggio con frutta o verdura possano costituire connubi insospettabilmente appetibili. Oltre infatti ai matrimoni inizialmente ritenuti arditi ma ormai accettati senza riserve (prosciutto con i fichi, uova con gli asparagi, formaggio con le pere…) ne esistono moltissimi altri che aspettano solo di essere riconosciuti come ufficiali: manzo con i frutti i rossi, risotto con le fragole, insalata con mele e noci…

Non sarebbe l’ora di una bella svecchiatina al nostro ricettario personale con l’introduzione di qualche nuova ricetta a base di spezie e con qualche piccolo azzardo?

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Sessantesimo giorno – Km zero e filiera corta

Cultura alimentare può essere tutto e difficilmente niente: si tratta,in fondo, di approfondire un po’ di più gli aspetti relativi al cibo per sfuggire dalla convinzione che si limiti tutto a seguire dei menù giornalieri.

Sono molto in voga tra i cultori del buon cibo i concetti di chilometro zero e filiera corta. Sono le ultime espressioni di un approccio alimentare il più possibile sano e in questo caso vincolato al territorio. Dietro c’è una filosofia diretta alla conoscenza del proprio ambiente che da una parte avvicina agli alimenti prodotti vicino a casa propria, dall’altra fa pensare alla differenza rispetto a quello che ci arriva anonimamente sulle tavole.

D’altro canto, invece, potrebbe essere interessante fare qualche puntatina, ma anche più di una, nel gusto cercando i prodotti con pedigree, ovvero quelli che pur essendo prodotti lontano da casa nostra, sono rinomati per essere il top della categoria: se non si avesse (ancora) una cultura da gourmet si può fare affidamento su internet e cercare l’elenco dei prodotti D.O.P o I.G.P. di Italia, in modo da iniziare a tamponare questa falla.

Filiera corta e prodotti d’autore, sono gli estremi che abbracciano un concetto: senza voler lanciare una crociata contro i fast food, i cibi precucinati e l’utilizzo smodato di prodotti sintetici nella confezione dei cibi moderni, può avere senso iniziare a pensare che esistono anche altre vie per alimentarsi, non obbligatoriamente tutti i giorni. È la disponibilità ad ammettere che ci siamo lasciati prendere la mano e abbiamo smesso di ragionare su ciò che arriva nei nostri piatti ma soprattutto nei nostri stomaci.

Occorre iniziare a interessarci un po’ di più di ciò che mangiamo, perché è un vero peccato finire per essere come gli animali delle batterie intensive, che mangiano tutto quello che viene propinato: loro per mancanza di scelta, noi per mancanza di critica.

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Sessantunesimo giorno – Leggere, leggere, leggere

Per andare oltre il sentierino che ci viene spontaneo pensare che sia sufficiente percorrere per arrivare al peso desiderato, può essere utile aprirsi ulteriormente al mondo delle diete e dell’alimentazione, facendo razzia di libri in biblioteca o in libreria.

I titoli a disposizione sono infiniti ed effettivamente tra le tante pubblicazioni valide si può incappare anche in un po’ di fuffa. Il punto però non è tanto trovare il libro che riassuma in se tutte le indicazioni che fanno al caso nostro (probabilmente non esiste neppure) quanto allargare lo sguardo oltre il sentierino di cui prima.

È un errore credere che la soluzione del problema del soprappeso consista semplicemente nell’avere tra le mani un programma alimentare da seguire con dedizione (salvo scontrarsi con l’inevitabile sfinimento dopo i primi tentennamenti): libri, saggi, tomi, volumi, trattati, opere, manuali, articoli, interviste e persino le note a margine possono esserci utili perché ci aiutano ad estendere il nostro raggio di azione del pensiero oltre l’ormai noto sentierino.

Non esiste il libro perfetto, anzi è più probabile che esistano i libri inutili, tuttavia è divorandoli che possiamo cogliere un po’ ovunque qualche interessante nozione piuttosto che utile qualche suggerimento. Potremmo anche incontrare l’illuminazione in grado di suggerirci la nostra via, quella che davvero ci cambia l’approccio al problema, personale al cento per cento perché scoperta più che rivelata.

Leggere, leggere, leggere non è solo un consiglio: è quasi un mantra. Più si conosce di un argomento più verosimilmente si riesce a farlo proprio e più lo si fa proprio maggiore saranno le probabilità di successo.

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Sessantaduesimo giorno – Google santo subito

A volte è la sana curiosità e un vivace spirito d’iniziativa a venire in nostro soccorso, laddove le basi manchino o al contrario siano talmente elevate da indurre frustrazione.

Spesso ci capita di avvicinarci ad un’iniziativa o ad un’attività con presupposti e livelli di conoscenza magari opposti ma paradossalmente con il medesimo rischio di subire la stessa nefasta sorte. Nel nostro caso tanto l’imperizia in cucina quanto un elevata destrezza ed esperienza possono risultare allo stesso modo controproducenti. Quale che sia la nostra base di partenza possiamo cercare di appianare le difficoltà o valorizzare le capacità facendo riferimento all’utensile moderno per eccellenza: il computer (internet in particolare e google o qualsiasi altro motore di ricerca per lui nello specifico). E in che modo potrebbe rivelarsi così importante un motore di ricerca su internet per annoverarlo nell’elenco degli strumenti vantaggiosi? Ovviamente fornendo a chi ha meno esperienza in campo culinario suggerimenti e consigli per entrare brillantemente nel mondo della cucina e a chi ha già in mano gli strumenti adeguati (metaforicamente parlando) ulteriori indicazioni per poterli sfruttare a pieno regime. Ricette gustose ma leggere un po’ in tutti i campi: primi, secondi, contorni, frutta, verdura… cercando si può trovare davvero di tutto. Inserendo le parole chiave su un motore di ricerca internet apre veramente le porte di un mondo nascosto e inimmaginabile: “primi light”, “secondi leggeri”, “contorni dietetici” sono solo alcune delle combinazioni che si possono inserire per espandere le nostre conoscenze in materia. Alte potrebbero essere: “insaporitori”, “spezie”, “aromatizzanti”… non c’è limite ai quesiti che si possono porre e quasi neppure alle risposte che si possono ottenere.

In un mondo che è andato avanti (anche se non sempre nella direzione giusta) è un peccato non sfruttare tutte le potenzialità che ci offre. internet può essere davvero molto utile e fare al nostro caso: non sarebbe un peccato rinunciarvi?

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Sessantatreesimo giorno – Il potere della mente

La nostra mente ha poteri incredibili, molti dei quali sconosciuti o semplicemente non ancora adeguatamente indagati. Uno di questi è quello di convincere la realtà che le cose non stanno come crede.

Ci può essere qualcosa di più reale della realtà? Qualcosa di fronte alla quale la realtà stessa è costretta ad alzare bandiera bianca? Ebbene sì, quel qualcosa esiste ed è la nostra mente. È esperienza comune che ciò che ci accade possa infatti produrre effetti diversi a seconda della partecipazione della nostra coscienza: le cose per noi accadono o meno a seconda che ne siamo partecipi oppure no. E’ stato provato per esempio che chi mangia pensando a ciò che sta facendo si sazia molto prima rispetto a chi, mentre assume il cibo, si dedica ad altro (leggere il giornale, guardare la tv o lavorare al PC).

Ancor più interessanti le osservazioni compiute da altri studiosi che hanno verificato qualcosa che ha dell’incredibile, ovvero che il desiderio di mangiare si può smorzare anche solo immaginando di mangiare l’alimento desiderato.

Come è stato svolto lo studio? Dividendo il campione di partecipanti in tre gruppi di persone. Al primo gruppo si faceva immaginare di inserire degli oggetti dentro ad una lavatrice. Al secondo spettava un compito analogo ma con l’aggiunta di qualche M&M’s da sgranocchiare nella propria mente. Il terzo gruppo faceva invece flanella, introducendo  in lavatrice qualche abito e avendo ben 30 M&M’s a disposizione. Spento l’interruttore della fantasia, a tutti e tre i gruppi vennero offerti dei veri M&M’s da mangiare liberamente. I partecipanti al terzo gruppo ne mangiarono pochissime perché già pieni.

Forse non riusciremo a illuderci di essere a stomaco pieno quando borbotta per quanto è vuoto, però visti i risultati degli studi, riconoscere che la dieta sia soprattutto una questione di testa dovrebbe essere più facile.

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