Cento chili in cento giorni. Sesta settimana: le fasi della dieta

Cento chili in cento giorni. Sesta settimana: le fasi della dieta

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“…e bomba o non bomba noi arriveremo a Roma”

 “Bomba o non bomba” (Antonello Venditti)

 Ovvero della fatica che un po’ ci tocca fare ma che non deve precluderci la soddisfazione finale

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Probabilmente non è il pensiero che più facilmente ci sale in mente all’inizio di una dieta, tuttavia inevitabilmente tale pensiero affiora e si fa forza col passare del tempo e soprattutto accorgendosi che a fronte di un iniziale vivace calo ponderale, il peso scende mano a mano sempre più lentamente: “è normale tutto ciò?”

È normale, è normale… sono le fasi della dieta che si susseguono nell’ordine che i dietologi e gli aficionados delle diete hanno imparato a conoscere. All’inizio c’è la fase della luna di miele con la dieta, ovvero la fase più bella ma anche illusoria ed estemporanea. Tutto fila liscio come l’olio al punto tale che per molti risulta persin difficile accettare che le cose possano andare diversamente: sono  i rischi della luna piena. La presa di coscienza segue sempre la fase più entusiasmante a volte con l’effetto di una doccia fredda. Niente paura si tratta di un rallentamento ordinario che non deve stupirci ma soprattutto non deve assolutamente causare il primo grande pericolo incombente per ogni dimagrante alle prese con il suo cimento: l’eclisse, ovvero la perdita del desiderio di proseguire a fronte di un’improvvisa (ma del tutto prevedibile) picchiata dei risultati. Urge il riordino dei pensieri, elemento indispensabile per continuare a percorrere le vie del benessere. Ok, troppo melensa, rettifico: per mantenere i sani principi alimentari acquisiti.

SlowDiet 4

Trentaseiesimo giorno – Le fasi della dieta

Chi ha avuto nel tempo esperienze di diete sa benissimo che il peso scende in maniera differente lungo il corso della dieta stessa: in un primo tempo la discesa e’ maggiore, poi tale velocità diminuisce, fino a diventare, nel mantenimento, sostanzialmente stabile.

Pur avendo ciascun percorso un andamento particolare, è possibile identificare delle vere e proprie fasi che, con le dovute piccole differenze, sono presenti in tutte le diete.

Se da un lato non si può dire con certezza quanti chili si perderà e in quanto tempo, è per lo meno possibile ipotizzare come potrebbe essere l’andamento della discesa, al punto da indicare le seguenti tipiche fasi:

la fase della luna piena, o forse sarebbe meglio dire la fase di luna di miele con la dieta, che è quella in cui di solito va tutto bene (almeno si spera);

la fase della presa di coscienza, nella quale ci si accorge che quella che sembrava essere una passeggiata ha bisogno della sua buona dose d’impegno per dare i suoi risultati;

la fase del riordino, durante la quale ci si trova a fare i conti con un impegno rinnovato a fronte di un possibile rischio di abbandono;

la fase di mantenimento, in cui i risultati ottenuti andranno stabilizzati per potere essere mantenuti nel tempo.

Tutto ciò è normale, doveroso e sacrosanto, in quanto correlato al fatto che ciascuna persona consuma in base al proprio peso e pertanto perdendo peso consumerà conseguentemente di meno.

Sapere per tempo che è normale vedere risultati progressivamente meno spettacolari previene il senso di scoramento che spesso prelude all’abbandono.

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Trentasettesimo giorno – La luna di miele con la dieta

Di tutti i momenti di una dieta, sicuramente la prima fase e’ quella più soddisfacente, al punto che anche la fame assume una connotazione imprevedibilmente piacevole.

Questo succede per un’infinità di motivi legati al fatto che nei primi tempi tutto fila straordinariamente liscio, con la bilancia (giusto per iniziare a dirne una) che restituisce pressoché quotidianamente gratificazioni su gratificazioni, rendendo così tangibili i risultati del nostro impegno.

Non sono però solo i numeri sempre più bassi sul display digitale della bilancia di casa l’unico motivo di soddisfazione, anzi: un’altra importante fonte di gratificazione è la gente che si accorge dei progressi fatti, dando all’impegno una visibilità ed un riconoscimento pubblico.

Ma anche questo, a mio modesto avviso, non è tutto e non è propriamente il clou. Il culmine della fase della luna piena è descritto dagli abiti e ciò che essi rappresentano:

gli abiti dai quali strabordavamo fino a qualche settimana prima, ora ci appaiono larghi, rendendo tangibili e pratici gli aridi numeri di cui sopra;

gli abiti nuovi, in taglie più basse, possono essere finalmente più confacenti ai nostri desideri di essere al passo con la moda;

gli abiti di qualche anno prima, che avevamo nascosto in qualche armadio , sono tornati nuovamente indossabili, dandoci l’impressione che il tempo passato non abbia prodotto poi tanti mutamenti.

Questi fattori favorevoli uniti al fatto che, essendo nelle prime fasi della dieta si è più disponibili ad affrontare i sacrifici che la stessa innegabilmente impone, fanno in modo che in questa fase tutto sembri funzionare come deve: la dieta si fa per bene e i risultati si vedono.

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Trentottesimo giorno – I rischi della luna piena

Tutto bene e tutto rosa? tendenzialmente sì, anzi assolutamente sì, praticamente… la potenziale anticamera del disastro!

Quando ci si avvicina ad una dieta si è convinti (come sempre le nostre convinzione sono mediate da ciò che abbiamo sentito o letto e non è detto che corrispondano alla realtà, non smetterò mai di ribadirlo) che tutto si risolva eseguendo alla lettera un programma alimentare che, guarda caso, funziona effettivamente a meraviglia: il peso che scende, la gente che fa i complimenti, i vestiti, attuali, nuovi o vecchi che siano, che ci gratificano in vari modi, non fanno altro che confermarci che tutto proceda alla perfezione. Ed è proprio in questo afflato di perfezione che si cela il germe dell’insuccesso, nella convinzione confortata dai fatti, che esista una corrispondenza assoluta tra impegno e risultato, diligenza e riuscita, rigore e successo. Si finisce di conseguenza col legare il proprio impegno ai risultati ottenuti in termini di bilancia, abiti, complimenti e via dicendo, tralasciando gli aspetti più sostanziali della vicenda, ovvero che la dieta non serve direttamente a dimagrire, ma principalmente ad imparare ad alimentarsi correttamente e, secondariamente,  raggiungere il peso ottimale e quindi mantenerlo. Purtroppo non è infrequente incontrare persone che finché le cose vano bene continuano ad impegnarsi, mentre quando le cose iniziano ad andare meno bene, mollano subito. E tutto ciò a causa del pensiero insidioso creatosi durante la fase della luna piena: “faccio la dieta per dimagrire”, “se dimagrisco significa che la dieta funziona”, “se non dimagrisco più significa che la dieta non funziona più”, “se la dieta non funziona più, non ha senso farla.”

E questa potrebbe essere il potenziale vestibolo del fallimento…

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Trentanovesimo giorno – La presa di coscienza

 

La fase della luna piena è tutt’altro che eterna e pur sapendo che al mondo c’è ben poco di illimitato (figuriamoci la prima fase di una dieta) la differenza ammetterlo e sperimentarlo sulla propria pelle non è cosa da poco.

Il problema è che quella che pareva essere una marcia inarrestabile, pur con un velocità diversa da persona a persona, ad un certo punto inizia a mostrare i primi segni di cedimento e le prime incrinature e ciò molte volte giunge a mettere in dubbio l’utilità di proseguire.

Rimandando il discorso relativo alle implicazioni sul versante psicologico di tale presa di coscienza, limitiamoci a domandarci: ma tutto ciò  è normale? Ma soprattutto: perché succede?

Possiamo tirare un bel respirone: è normale… non è la dieta, e tanto meno chi la esegue, ad essere sbagliata. Semplicemente col passare del tempo subentrano due fattori che agli inizi non c’erano:

il primo è il fatto che l’organismo, man mano che il peso diminuisce, reagisce meno alla restrizione calorica, per cui se agli inizi una dieta ben fatta produceva la perdita di un tot di chili alla settimana, adesso la stessa dieta procura una diminuzione molto meno marcata;

il secondo è il fatto che col passare del tempo l’adesione alla dieta (a qualsiasi dieta) diminuisce, sia consapevolmente (aumentano le tentazioni che prima venivano virtuosamente tenute lontane e aumentano di conseguenza le divagazioni) che inconsapevolmente (se all’inizio si pesava tutto adesso si inizia ad andare ad occhio e si sa, l’occhio spesso inganna).

Più chiaramente: col passare del tempo la dieta diventa meno incisiva sulla perdita di peso e contemporaneamente va perdendosi per strada un po’ dello smalto iniziale e della attenzione delle prime settimane.

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Quarantesimo giorno – Rallentamento ordinario

Il peso che col passare del tempo scende sempre meno non deve assolutamente preoccupare perché  non c’è nulla di anomalo in tutto ciò ed è quanto ci si aspetta nel corso di una dieta.

È tutta una questione matematica dovuta al fatto che mentre da una parte si continua ad introdurre grosso modo la stessa limitata quantità di calorie dall’altra il consumo diminuisce sempre più. Per capire il motivo per cui il consumo calorico di una persona diminuisce col passare del tempo è sufficiente considerare una cosa molto semplice: che qualsiasi mezzo di locomozione consuma maggiormente quando è pieno e pesa di più, rispetto a quando è vuoto e pesa di meno. Si può pensare per esempio ad un’automobile e immaginare quanto consumi di più se fosse costretta a trainare un enorme roulotte! Ovviamente non bisogna mai fare l’errore di fare paragoni tra i consumi di persone diverse, dato che ci sono persone di grandi dimensioni che mangiano pochissimo mentre ci sono persone mingherline che mangiano tantissimo (e non ingrassano). Il riferimento deve essere fatto solo su se stessi: all’inizio della dieta il corpo, pesando di più, bruciava più energia per muoversi e consumava di più; adesso, pesando di meno, il corpo brucia meno energia per muoversi e pertanto consuma di meno. E’ una questione prettamente fisica, che si verifica sempre e che ci si aspetta ogni volta che si fa una dieta. Non è un evento possibile ma un evento certo, non è l’indizio di un possibile insuccesso e neppure un indice predittivo di un fallimento. È semplicemente quanto maggiormente lecito ci si aspetti nel corso di una dieta.

Non ci si faccia pertanto mai prendere dal dubbio che la dieta non sia più valida oppure che il corpo non risponda più ad essa: semplicemente pesando meno, si consuma meno e si scende meno.

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Quarantunesimo giorno – L’eclisse

La ricetta del giorno: Nel momento in cui ci si accorge che la fase della luna piena è finita ecco che ci si presenta il classico bivio che incontrano tutte le persone che percorrono il cammino di una dieta: perseverare o mollare il colpo?

Prima o poi, la fase della presa di coscienza che il nuovo programma non ha la virtù magica di produrre risultati rapidi e consistenti così come si era immaginato arriva per tutti, per cui tutti ci si trova, pesto o tardi, a doversi destreggiare tra due delle principali (forse non le uniche ma sicuramente le più probabili) sensazioni, ovvero la delusione e il disincanto: si vive un tale senso di abbandono da parte di quella che era sembrata una via di successo che si finisce per volerla ripudiare a propria volta, sfociando nella rinuncia ad ogni velleità iniziale.

Il programma alimentare che fino a qualche settimana prima era sembrato una certezza ed un riscatto ora viene vissuta come una demoralizzante e frustrante esperienza di sconfitta e l’abbandono della dieta è dietro l’angolo. Peccato che questo abbandono sia:

irreversibile, perché difficilmente una persona che decide di abbandonare un programma tornerà sui suoi passi…

frustrante perché  è in sostanza l’ammissione di un fallimento dato che l’impegno inizialmente preso è stato presto disatteso;

impoverente perché  interrompe l’acquisizione delle conoscenze necessarie per potersi gestire correttamente nel mantenimento;

abbandonante (a sua volta) perché lascia soli con le proprie forze a combattere una battaglia statisticamente dall’esito scontato.

Per tutti i motivi di cui sopra è indispensabile prevenire questo disappunto con una “sana e consapevole” disillusione circa le qualità miracolosa delle diete, accogliendo con serenità ogni buon risultato, per quanto piccolo e apparentemente insignificante possa essere.

E questo è appunto il disincanto, il sentimento grazie al quale si potrà accedere alla fase successiva che è quella del riordino.

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Quarantaduesimo giorno – Il riordino dei pensieri

La fase di riordino, o della tranquillità, è la fase di lungo transito che conduce al mantenimento. È la fase in cui, pur a fronte di un rallentamento anche cospicuo nella perdita del peso, non ci si perde d’animo, tutt’altro, e si continua senza farsi troppi problemi, anche perché a questo punto si è probabilmente capito qualcosa in più su cosa sia giusto fare.

In fin dei conti è una tutta una questione di riordino dei pensieri relativi alla dieta: si partiti pensando che tutto si riducesse a seguire un programma alimentare e ci si ritrova a contemplare un mondo di proposte interessanti e coinvolgenti che hanno per di più il vantaggio di non dovere essere scelte in blocco ma in base alle proprie prerogative.

Del resto che vantaggio porterebbe il piantar lì tutto: nessuno. Anzi: l’abbandono della dieta farebbe progressivamente ingrassare perché significherebbe il ritorno alle condizioni di vita iniziali e allo stile di vita che ci aveva fatto impinguare.

In secondo luogo, ma non per importanza, che beneficio porterebbe il raggiungere il peso ottimale in pochi mesi piuttosto che in tanti? Il tempo, comprensibilmente, non conta quando si è alla ricerca di un modo di alimentarsi definitivo e soprattutto quando i vantaggi a lungo termine sono maggiori delle difficoltà per raggiungerlo.

Sapere queste cose e tenerle serenamente da conto, attenua lo scoramento derivante dall’osservazione che l’impegno profuso non sortisce più lo stesso effetto iniziale.

Domandarsi “se non scendo più che senso ha continuare la dieta?” non è solo lecito e comprensibile: è doveroso. E la risposta sta nel riconoscere che anche quando si raggiunge con impegno e dedizione un determinato posto nella scala lavorativa o in quella sociale, occorre continuare ad impegnarsi e spendersi con la stessa intensità.

Dieta uguale gratificazione è un binomio comprensibile sotto tutti i punti di vista: desiderio, aspirazione e aspettativa, solo che occorre inserire un terzo elemento, e cioè il tempo, il nostro più grande alleato.

 

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