Cento chili in cento giorni. Tredicesima settimana: il mantenimento

Cento chili in cento giorni. Tredicesima settimana: il mantenimento

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“In faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà, dalle porte della notte il giorno si bloccherà,

un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà, dalla bocca del cannone una canzone esploderà”

 “La donna cannone” (Francesco De Gregori)

 Ovvero di quanto sarà piacevole mantenere il buon peso e, chissà, strofinarlo un po’ anche sotto il naso di chi non ci credeva.

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Il mantenimento rappresenta sicuramente l’oggetto misterioso più misterioso che ci sia vista l’alta prevalenza di dubbi a riguardo: “ma cos’è”, “ma come si fa”, “ma quando inizia”, “ma quando finisce”, “e ci sarà una nuova dieta”… quante domande e quante piste false! Il mantenimento non è altro che continuare a mettere in pratica ciò che si è appreso.

Certo, bisogna pensarlo per tempo, perché non si può ritenere possibile che di punto in bianco chi ha sempre seguito pedissequamente una serie di menù riesca a gestirsi in modo ottimale. Non solo: va pensato per tempo anche per gestire meglio le fasi precedenti.

Chiave di volta di un mantenimento ottimale è il controllo di quanto succede: il controllo a priori del nostro comportamento alimentare e il controllo a posteriori del peso, frutto della condotta mantenuta. Ovviamente si dovrà essere sempre adeguatamente informati delle condizioni per potere prendere provvedimenti immediati.

SlowDiet 4

Ottantacinquesimo giorno – Il mantenimento

“Il mantenimento non inizia quando la dieta finisce… il mantenimento inizia quando la dieta incomincia.”

Nella sua paradossalità, non ci sono molti altri assiomi così validi in ambito dietologico. Pensare di interessarsi al peso da mantenere quando sarà arrivato il momento opportuno lascia aperto un varco enorme al fallimento, perché quando arriverà il momento del mantenimento rischieremo di non essere più che attrezzati per fronteggiarlo nel modo più proficuo e questo potrebbe costituire una grave minaccia per tutto quello che di buono abbiamo fatto fino ad allora.

In primo luogo è indispensabile che per tutto il percorso siano bandite dai nostri pensieri frasi tipo “sto facendo una dieta” e “prima o poi la dieta finirà”. Questi pensieri sono sbagliati oltre che poco produttivi perché, come abbiamo sottolineato più volte, noi non siamo qui per fare diete (visto che le diete fanno ingrassare): noi siamo qui per imparare a mangiare correttamente, nelle quantità e nelle proporzioni adeguate cercando di trovare l’equilibrio più appropriato, disposti a cercare anche qualche altro cambiamento in grado di aiutare a trovare il miglior stato di salute possibile.

È un po’ la favola dei tre porcellini: tutti e tre iniziano a costruire la propria casa in attesa del lupo, ma mentre il più saggio la costruisce in mattoni, gli altri la costruiscono chi di legno e chi di paglia. Indipendentemente dalla fame che porta a parteggiare per il lupo, una cosa dovrebbe essere chiara fin dal principio: la casa in muratura inizia con delle fondamenta adeguate, mentre quelle di paglia e di legno no.

Per potere avere una casa che duri nel tempo è di grande importanza iniziare a costruirla con la dovuta attenzione fin dall’inizio, senza aspettare di vedere che piega prende, perché la piega la possiamo decidere solo noi, fin dall’inizio.

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Ottantaseiesimo giorno – Pensarlo per tempo…

Poiché siamo un po’ in anticipo, diciamo di qualche mese, siamo nelle condizioni ideali per prepararci nel migliore dei modi ad affrontare il mantenimento, ovvero il periodo più difficile di qualsiasi altro in quanto cosparso di fallimenti.

Il primo passo per preparare come si deve il mantenimento è rendersi conto che esista. Anche in questo caso siamo di fronte ad una situazione paradossale, tuttavia l’esperienza dice che se veramente si vuole avere buone speranze di mantenere i risultati ottenuti, si debba fin da subito accettare l’idea che il proposito di mettere ordine alla propria alimentazione debba andare oltre il tempo previsto per perdere i chili ritenuti in eccesso. Non che sia difficile: basta solo ricordarsene di tanto in tanto, in modo che al raggiungimento del peso (apparentemente) definitivo si sia ben convinti di essere ancora sulla medesima strada percorsa fin’ora. Del resto non l’abbiamo forse già detto più volte? Entrati nello studio del dietologo con la previsione di ricevere una dieta in grado di farci dimagrire fino al peso ideale, ci siamo di  trovati con in mano un progetto più ampio, che è quello di (ri?) cominciare a mangiare come si deve per rendere la vita più lunga e godibile, col migliore peso raggiungibile. In quest’ottica il parametro temporale non deve trovare spazio, perché non ha senso mettere dei limiti di tempo al raggiungimento di un obbiettivo tanto sacrosanto. Anzi, potremmo anche tirare un attimo ancora la corda dei paradossi e dire che in fin dei conti l’obbiettivo fondamentale di mangiare bene non sia poi così irraggiungibile, visto che lo si conquista fin dal primo giorno. Bisogna semplicemente mantenere saldo il principio nel tempo.

Un buon mantenimento,in sostanza, non può prescindere da una buona preparazione ad affrontarlo e il fatto che questa preparazione debba iniziare già nei primi periodi di dieta deve spronarci a non dimenticarcene.

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Ottantasettesimo giorno – … anche per gestire meglio le fasi precedenti

Per iniziare a preparare il mantenimento non basta attendere che il peso abbia raggiunto il suo valore più basso, ma conviene farlo il più precocemente possibile perché proprio ragionando sul mantenimento potremmo avere qualche illuminazione utile per le tutte le fasi che lo precedono.

Chi avesse già esperienza di diete sa quanto sia difficile inquadrare il mantenimento al di fuori della logica comune che prevede un nuovo menù ottimizzato sulla condizione appena raggiunta. Tuttavia è certo che non si possa continuare a far ruotare tutta la vita attorno ad un menù da seguire con le medesime prerogative di attenzione, dedizione e timori di uscite dal seminato. E che facciamo? Viviamo da malati per morire sani? Non sarebbe meglio (ma molto meglio) un sano equilibrio, un sereno bilanciamento tra attenzione e concessioni, un buon esercizio di ragionevolezza nel condurre le nuove norme alimentari all’interno di un contesto ben più ampio e importante della dieta? In alte parole mettersi in mente che una vita a stecchetto sia impensabile quanto insostenibile? La risposta non può che essere affermativa. Talmente affermativa che ci sarebbe da chiedersi per quale motivo non anticipare questa modalità così saggia anche nelle fasi precedenti della dieta. Che senso ha, infatti, attendere svariati mesi, diciamo pure un annetto, per rendersi conto che la dieta verrebbe seguita molto più felicemente e alla lunga con maggior profitto se vi si attenesse fin dall’inizio con i sani principi del mantenimento? Quanti patimenti ci risparmieremmo e quante probabilità in più avremmo di mantenere a tempo indeterminato la sana alimentazione appresa e soprattutto il buon peso raggiunto…

Pensare per tempo il mantenimento produce pertanto e in definitiva (almeno) due effetti: imparare come gestirlo al meglio ma anche rivedere sin dall’inizio il proprio modo di intendere tutto il percorso di dimagramento. In meglio, ovviamente.

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Ottantottesimo giorno – Il controllo

Una volta raggiunto il peso definitivo, che sia quello ideale piuttosto che quello ottimale, ragionevole e sociale, per noi si pone un nuovo obbiettivo, del tutto diverso dal precedente: mantenerlo.

Purtroppo quello che complica le cose è la mancanza di un metodo universalmente riconosciuto e pertanto noto fin dall’inizio del percorso. Mentre siamo un po’ tutti coscienti che per perdere peso saremo costretti a passare sotto le forche caudine della fame, per lo più crediamo che il mantenimento non sia altro che una dieta nuova da seguire con scrupolosità.

E invece se c’è un termine che descrive da solo e in maniera precisa e completa il mantenimento questo è: “controllo”.

Infatti, data la bivalenza del termine, con una sola parola possiamo afferrare due concetti:

controllo a priori, ovvero su come ci si comporta;

controllo a posteriori, e pertanto su come vanno le cose.

Per ben comprendere cosa celi il termine scelto per descrivere il mantenimento facciamo un piccolo raffronto con un altro controllo, il “controllo qualità”.

Un buon controllo qualità si attua su due livelli, uno sulla produzione ed una sul prodotto. Cosa significa? Che volendo avere ottime probabilità che il prodotto finito sia esente da errori occorre controllare che la produzione avvenga a regola d’arte. Viceversa il controllo sul prodotto viene fatto per essere sicuri che si realizzino le aspettative di qualità.

Del resto è intuitivo che una produzione meticolosamente controllata garantisca maggiormente un prodotto di qualità rispetto ad una produzione non controllata. Viceversa può essere scontato che persino la produzione controllata nel modo più meticoloso non metta al cento per cento al riparo da qualche difetto nella totalità dei pezzi prodotti.

Un buon controllo a priori può in definitiva essere l’ideale per ridurre al massimo la possibilità di perdere i buoni risultati raggiunti, mentre sarà compito del controllo a posteriori rilevare ogni difficoltà al suo nascere.

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Ottantanovesimo giorno – Il controllo a priori

Il controllo necessario per effettuare un buon mantenimento si svolge prevalentemente su se stessi allo scopo di evitare di uscire troppo e troppo spesso dal seminato, come verrebbe spontaneo fare con il passare del tempo.

Mantenendo la metafora del controllo qualità, il controllo a priori rappresenta l’equivalente del controllo sulla produzione, ovvero tutte quelle attenzioni che vengono applicate nella fase di realizzazione del prodotto affinché tutto si svolga nel modo più adeguato a garanzia del miglior prodotto possibile. E a cosa corrisponde ciò nella pratica quotidiana del mantenimento? Semplicemente ad affrontare la quotidianità nel modo più corretto e nel rispetto delle norme che si è imparato ad apprezzare nel corso delle fasi precedenti. Quel che conta per una buona riuscita del proposito di migliorare la salute (e anche il peso, certamente) è imparare a mangiare correttamente. Ovviamente una volta acquisiste le nuove abitudini alimentari non possiamo pensare di abbandonarle, tuttavia non possiamo neppure ritenere possibile passare una vita rinunciando ad ogni piacevolezza non contemplata dai nuovi canoni. E quindi? O l’una o l’altra? Assolutamente no: l’una e l’altra. Mantenere un corretto stile di vita non implica che non si possa occasionalmente concedersi qualche divagazione e nel contempo non si deve credere che qualche concessione possa vanificare tutto il lavoro svolto. Tutto sta nella misura con cui sapremo controllare queste parentesi, che, come tali, devono aprirsi e chiudersi senza diventare (o per meglio dire tornare ad essere) la norma. Tornare al modo precedente di mangiare invaliderebbe in tempi molto brevi i risultati conseguiti seguendo con la dovuta serenità le regole assimilate e applicate nei mesi precedenti.

Il controllo a priori è pertanto un controllo comportamentale, fondamentale affinché l’occasionalità e la disinvoltura non prendano il sopravvento su un minimo di razionalità alimentare.

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Novantesimo giorno – Il controllo a posteriori

Il fatto di prestare attenzione a quello che transita sotto il nostro naso ci permette di discriminare l’opportunità di approfittarne o meno nell’ottica di un controllo efficace della nostra alimentazione. Ma questo potrebbe non bastare.

Un buon controllo qualità funziona sia sulle procedure di produzione che sulla verifica dei prodotti finali. Questo perché anche la miglior ottimizzazione e l’assoluto perfezionamento dei processi  di fabbricazione potrebbero nascondere sorprese che è meglio rilevare per tempo. Allo stesso modo anche lo svolgimento nel modo più corretto del mantenimento potrebbe essere insufficiente a garantire un mantenimento senza cedimenti.  Per questo motivo, come nei percorsi produttivi, è indispensabile verificare con frequenza ottimale che  tutto prosegua secondo le previsioni, evitando di fidarsi ciecamente del fatto che, ad occhio, ci si sia comportati decorosamente e, altrettanto ad occhio, paia che il peso sia tutto sommato stabile.  Per noi un metodo empirico come  ”l’occhio” non deve essere minimamente preso in considerazione, perché data la posta in gioco (mesi di sacrifici, mica qualche giorno) sarebbe un vero peccato trovarci in condizioni psicologiche sfavorevoli solo perché qualche chilo di troppo c’è scappato sotto il naso. Ecco pertanto un metodo semplicissimo e praticissimo:  pesarsi regolarmente ogni settimana da qui all’eternità per non perdere di vista neanche un momento (si fa per dire) l’andamento delle cose. Oltretutto mantenere un attento controllo sul peso ogni settimana non è utile solo per evitare che il peso ci sfugga di mano, ma anche per garantirsi un margine di tranquillità nell’arco della settimana, quando qualche divagazione sul tema potrebbe anche non necessitare di alcuna “riparazione”, visto che non è detto che ogni cena fuori programma o qualunque aperitivo non preventivato mettano nelle condizioni di dovere intervenire per mettere un rattoppo.

Tutto ciò che occorre è pertanto una costante consapevolezza che consenta di monitorare con serenità la situazione, pronti a prendere i provvedimenti opportuni.

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Novantunesimo giorno – Provvedimenti immediati

Poiché l’ottantacinque per cento delle diete finisce nel giro di un paio d’anni in un nulla di fatto clamoroso conviene fare proprio di tutto per non rischiare di far parte della percentuale sbagliata a partire dalla comprensione che il controllo è davvero fondamentale.

Il fatto è che il peso è il prodotto di due fattori, la costituzione e l’alimentazione, di cui il secondo è l’unico modificabile e per di più lo è in entrambe le direzioni: seguire un’alimentazione corretta consente infatti di raggiungere e poi mantenere un buon peso; riprendere a mangiare in modo meno attento determina una ripresa del peso perso. Per essere più chiari: finché manterremo attivo il modo di vivere che ci ha fatto perder peso, resteremo “magri”; nel momento in cui torneremo a comportarci come prima di mettere a posto i nostri difetti, ritorneremo al punto di partenza.

È per questo che è indispensabile mantenere un sereno ma saldo controllo della situazione, perché solo così sarà possibile tenere aperti gli occhi su eventuali magagne causate da una condotta non ottimale, a volte palese ma a volte anche inconsapevole. Possono verificarsi, infatti, risultati inaspettatamente negativi, causati da una serie di errori compiuti senza rendersene conto a causa del ritorno progressivo alle vecchie abitudini. Che sia frutto di una condotta apertamente allegra piuttosto che conseguenza di errori inconsci, il peso va rimesso subito al proprio posto senza attendere “momenti più propizi”: si può seguire per qualche giorno un regime decisamente più controllato; alleggerire qualche cena; tirare i remi in barca circa certe piacevolezze, comprensibilmente, concesseci… ogni metodo è valido pur di non lasciare che i chili rimessi vadano a stratificarsi su altri e poi su altri ancora.

La tecnica dello struzzo, in definitiva, è tutt’altro che la tecnica migliore per un buon mantenimento: ci vuole controllo e ce ne vuole tanto.

 

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