Cento chili in cento giorni. Undicesima settimana: aiutati che il ciel ti aiuta

Cento chili in cento giorni. Undicesima settimana: aiutati che il ciel ti aiuta

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“Torneranno gli angeli a sfiorarci l’anima. L‘allegria saprà tenerci per la mano”

 “Torneranno gli angeli” (Fiorella Mannoia)

 Ovvero dell’importanza che ci sia qualcuno a darci una mano.

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C’è un motivo per dovere fare tutto da soli senza nessun aiutino? Ok, se ci fosse lo terremo presente come scusante, ma se non ci fosse perché rinunciare a farsi dare una mano da qualche amica, un familiare, una collega di lavoro? Insomma perché non eleggere qualcuno di fidato a diventare per noi un angelo custode? Che poi sia un angelo custode piuttosto che un grillo parlante lo si potrà decidere in seguito. Certo è che con una persona leale al nostro fianco la fatica verrebbe ampiamente diminuita.

Circa chi coinvolgere non dovrebbero esserci grosse difficoltà, basterebbe setacciare gli ambienti frequentati e non si dovrebbe faticare a scoprire almeno una persona per ambiente. Circa invece il come farsi aiutare sarebbe produttivo non lasciare nulla al caso e fornire il nostro grillo custode o angelo parlante di un vero e proprio decalogo del perfetto supporter.

Anche aiutarsi con i diari potrebbe essere una buona idea per cercare di tenere sempre sotto controllo la situazione: il diario alimentare, il diario dell’attività fisica e il diario del peso sono solo alcuni dei possibili diari che si possono tenere.

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Settantunesimo giorno – Un angelo custode

Generalmente si affronta la dieta con l’atteggiamento di un cavaliere solitario, in assoluta segretezza per evitare di dovere rendere conto a terzi dei propri progressi (e peggioramenti) ma anche per lo sfizio di sentirsi al centro dell’attenzione di parenti e colleghi che domandano cosa sia cambiato: il taglio dei capelli? un nuovo look? Macché, ho perso 15 chili! Ah però!

Certo, questa è una possibilità, che tra l’altro molti ritengono primaria rispetto a qualsiasi altra, tuttavia il colpo ad effetto vale il costo di fare tutto da soli e rinunciare all’aiuto di chicchessia lungo un percorso, ammettiamolo, tanto irto di insidie e difficoltà?

Mmh, non credo proprio. Piuttosto trovo che anche il più piccolo aiuto andrebbe ben accolto, anzi, richiesto, perché effettivamente, soprattutto nel lungo periodo, avere una spalla su cui contare potrebbe veramente fare la differenza. È evidente infatti che in un clima di sereno aiuto ogni restrizione ed ogni richiesta di cambiamento risultino più accettabili e meno insopportabili. Per altro alcune persone sono troppo importanti per essere escluse dalla nostra intenzione di seguire una dieta, per cui può risultare non solo utile, ma quasi doveroso, chiedere apertamente questo aiuto.

Il fatto è che con il passare del tempo anche la dieta affrontata all’inizio con il maggior entusiasmo incominci a perdere tutto lo smalto dei primi giorni, facendo affiorare tutta la fatica che inizialmente si pensava di non dovere affrontare. Le tentazioni si faranno più difficili da affrontare, lo smalto dei primi eroici momenti assumeranno un aspetto sempre più opaco e la determinazione inizierà a mostrare i primi tentennamenti.

È in questi momenti che un aiuto sarà più che utile e sarà un vero peccato se per motivi di riservatezza piuttosto che per un colpo a sorpresa avessimo deciso di rinunciarvi.

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Settantaduesimo giorno – Chi coinvolgere

Quando si esegue una dieta è di fondamentale importanza essere aiutati dalle persone che ci circondano, meglio ancora sarebbe essere “circondati” da persone che ci possano aiutare.

In mancanza di un tale esercito di supporter, ci potremmo accontentare di averne il più possibile una in ciascuno degli ambienti frequentati. Sicuramente il principale supporto dovrebbe essere rappresentato da persone presenti in casa, cioè dal coniuge o dai genitori, visto che è in casa che si possono presentare le situazioni di maggiore difficoltà. Questo vale sia per chi passa in casa la maggior parte del tempo ma anche per chi lavora, dato che almeno uno dei pasti, di solito, si consuma tra le mura domestiche. Altre figure di riferimento potrebbero essere ricercate tra gli amici e all’interno dell’ambiente di lavoro in modo da avere una persona disponibile ed interessata in ogni ambiente.

A questo punto ecco qualche domanda utile che ti puoi fare per cercare di scegliere al meglio la figura del tuo “angelo parlante” o “grillo custode”:

•     Quante spesso vedi questa persona?

•     Ti saprà fare i complimenti per i risultati raggiunti?

•     Ti farà elogi per aver seguito la dieta?

•     Ti potrà aiutare quando ne hai bisogno?

•     Avrà voglia e tempo di fare attività fisica con te?

•     Se sarà opportuno avrà il coraggio di rimproverarti e farti domande scomode?

Accanto a tale figura, volendo si potrà cercare di “scovare” i possibili “Lucignoli”, quanti cioè potrebbero sfavorire la corretta riuscita del programma. Non si tratta ovviamente di isolare o di isolarsi ma solo di avere ben chiaro cosa aspettarsi e da chi per sapere come comportarsi…

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Settantatreesimo giorno – Come farsi aiutare

Se chiarire chi possano essere le figure di riferimento potrebbe anche non essere stato difficile, meno immediato potrebbe essere  chiarirne i compiti. Alcuni sono esclusivi delle figure domestiche, altri invece sono estensibili a tutti. Eccoti pertanto il decalogo del perfetto diet-supporter:

1.            Cercare di tenere la casa e la famiglia in condizioni di rilassamento: fare la dieta alle volte aumenta il nervosismo, è importante favorire la serenità.

2.            Chiedere a chi deve stare a dieta come desidera essere aiutato: dolcezza o fermezza? Meglio che sia chiaro.

3.            Fare esercizio fisico insieme: parleremo a suo tempo dell’attività fisica, ma è indubitabile la sua importanza.

4.            Indicare eventuali disordini con pacatezza oppure con determinatezza, subito oppure aspettando l’occasione giusta, stando però sempre attenti a quello che succede.

5.            Far memoria dei benefici della dieta e delle conseguenze di un eventuale abbandono e rafforzare sempre l’intenzione di andare avanti.

6.            Modellare un comportamento appropriato per potere essere il più possibile efficaci: essere spontanei a volte è piacevole, cercare il modo migliore di comportarsi è utile sempre.

7.            Sforzarsi di vedere i cambiamenti senza aspettare di farsi annunciare i chili persi: è piacevole che gli altri notino i miglioramenti senza doverli sbandierare.

8.            Riconoscere gli sforzi compiuti indipendentemente dalla bilancia: ogni rinuncia dovrebbe essere sottolineata e rinforzata con chiara approvazione.

9.            Sviluppare insieme una lista dei comportamenti da modificare per promuovere la perdita di peso: meglio parlarne piuttosto che tirare ad indovinare.

10.          Fare qualche sacrificio insieme a chi ne fa tanti per stare in riga.

Bene, il decalogo è finito: ora non resta che fare una copia di questa mail, mostrarla ad ogni supporter e fargliela imparare a memoria.

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Settantaquattresimo giorno – Aiutarsi con i diari

Per tutti quelli che come me hanno la memoria di burro e non ricordano dall’oggi al domani cos’hanno messo sotto i denti, lo strumento dei diari può essere veramente una manna dal cielo.

Uno dei problemi di chi decide di mettersi in “riga” è, notoriamente, la difficoltà di tenere sotto controllo i vari aspetti che compongono la “riga”, impegnati come si è a seguire correttamente il dettato alimentare ma altrettanto in affanno nel tenere a mente le deviazioni dalla retta via.

Lo stesso discorso vale per il peso, che non dovrebbe mai nascondere sorprese e invece non poche volte, al momento del controllo periodico, lascia a bocca spalancata.

Aspetto leggermente diverso, ma non poi tanto, è quello relativo all’attività fisica, un optional per molti, ma che dovrebbe essere preso in seria considerazione da tutti.

Certo, all’inizio nulla di tutto ciò può capitare: presi dal sacro furore degli esordi si fa tutto talmente per bene che è praticamente impossibile incocciare in qualsivoglia intoppo.

Il problema emerge dopo i primi tempi, quando piano piano ci si inizia a sentire in grado di prendere in mano il comando delle operazioni, mettendo da parte le indicazioni ricevute. Per carità: potrebbe anche andare tutto bene, frutto di una reale acquisizione dei principi fondamentali acquisiti. Potrebbe però andare anche un po’ meno bene, segno che ci si è fidati un po’ troppo delle proprie capacità gestionali. Ma come si fa a rendersene conto se non si tiene un diario riportante il peso rilevato almeno nell’ultimo periodo? E ancora: come si farebbe a comprendere dove si è sbagliato senza un riferimento circa ciò che si è mangiato recentemente?

Ecco perché il detto aiutati che il ciel ti aiuta può essere molto indicato in questi casi: perché sicuramente ci sarà un angelo custode a darci una mano, ma un minimo d’aiuto dobbiamo darcelo anche noi.

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Settantacinquesimo giorno – Il diario alimentare

Sicuramente uno degli aspetti più importanti di tutta la vicenda, costruita attorno ad un’alimentazione più corretta e a tutto ciò che vi gravita attorno, è sperimentare una maggior consapevolezza alimentare.

Dopo anni passati a gestire i nostri pasti in modo occasionale o quanto meno senza un vero e proprio metodo, eccoci finalmente alle prese con una regola e con dei principi talmente chiari e precisi… che non si vede la voglia di abbandonare al più presto. Ciò è comprensibile, spesso però il presto è veramente troppo presto, al punto che i meccanismi indispensabili per procedere col pilota automatico sono ancora ben al di qua dall’essere perfettamente rodati. Onde per cui ci si accorge, nostro malgrado, di dovere rivedere e non di poco le nostre aspettative di successo.

È proprio a questo punto che una verifica basata su un diario alimentare può risultare davvero utile per toglierci dall’empasse.

Strumento doppiamente scomodo (in quanto impegnativo da redigere ma soprattutto indigesto per quel che riguarda le sue rivelazioni), il diario alimentare è l’unico in grado di fare luce non solo sugli errori compiuti, ma anche su altri aspetti che altrimenti non verrebbero a galla.

Realizzarlo è semplice perché basta creare 4 colonne: cosa (l’alimento), dove (il luogo), quando (a che ora) e perché (con particolare riferimento alle condizioni psicoaffettive del momento: “avevo proprio fame” piuttosto che “depressione a manetta” o ancora “Dio, che ansia”)

Ovviamente va segnato tutto, ma proprio tutto: sia quello che è previsto che quello che non lo è. Sarà utile poi, alla fine della settimana andare a scoprire cosa tende a creare maggiormente danni ed evitare di cadere successivamente nella medesima trappola.

Il diario alimentare è uno strumento importantissimo che può dare tantissime informazioni in grado di aiutarci ad assumere una maggiore consapevolezza degli eventi e a correggere gli errori compiuti e misconosciuti.

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Settantaseiesimo giorno – Il diario dell’attività fisica

Se da una parte è fondamentale sapere se si mangia più del dovuto e soprattutto cosa si mangia in più del previsto, dall’altra parte è fondamentale sapere se si sta facendo qual cosina anche sul versante parallelo, ovvero quello dell’attività fisica.

Certo, capisco benissimo: è già costato molto aver preso la decisione di fare ordine nell’alimentazione, cos’altro si pretende? Tuttavia davvero il movimento è fondamentale per la nostra salute per cui sarebbe un vero peccato perdere l’occasione offerta dalla decisione di correggere il comparto entrate senza migliorare il settore uscite. Ora, proprio come per quel che riguarda l’attività fisica non è richiesto poi chissachè, lo stesso riguarda il relativo diario: basta segnare semplicemente una cosa al giorno che si è fatta in termini di movimento, nulla di più. Tralasciando i movimenti della quotidianità, ci mancherebbe altro, potremo riportare le attività un po’ più “corpose”. Per esempio se faremo una rampa di scala per salire al piano superiore dell’ufficio potremo anche lasciar perdere, ma se dovessimo farne una serie successiva allora lo potremo segnare. Allo stesso modo ometteremo il trasferimento a piedi dal parcheggio alla postazione di lavoro se si trattasse di un centinaio di metri, ma se lasciassimo la macchina appositamente a qualche isolato lo segneremo sicuramente. Potremo segnare sicuramente tutto il movimento “virtuoso”, cioè quello fatto intenzionalmente anche se di piccolo cabotaggio: fare le scale tradizionali anziché le scale mobili; evitare l’ascensore; passeggiare allegramente per una decina di minuti; lasciare volontariamente la macchina lontana nel parcheggio del supermercato; gironzolare lungo le vetrine di un centro commerciale senza altro scopo che muoversi un po’.

E comunque solo una di queste cose, una sola, che siano dieci minuti di passeggiata oppure cinque minuti di scale senza sosta… una sola, magari la stessa tutti i giorni. Una sola, facendo in modo che ci sia sempre.

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Settantasettesimo giorno – Il diario del peso

Di tutti i diari possibili, quello del peso è senz’altro il più facile da redigere e portare avanti. Anche una scimmietta ammaestrata (ok, lo ammetto, ammaestrata magistralmente) potrebbe farlo, per cui non ci sono scusanti: non ci si può esimere dal tenerlo.

In effetti non ci si deve applicare poi tanto, visto che si tratta solamente di riportare due valori: la data e il peso. Per di più deve essere compilato solo una volta alla settimana, per cui siamo proprio ad un livello di impegno pressoché pari a zero. Viceversa la sua utilità è enorme, visto che permette di avere il controllo in tempo reale dell’andamento del peso, sia nella fase di riduzione che nella fase di mantenimento. Per la sua importanza protratta nel tempo, il diario del peso dovrebbe diventare una sana abitudine fin dai primi giorni del nostro percorso, a differenza di quanto avviene per gli altri diari, utilizzabili magari per periodi minori. Il diario alimentare, per esempio, va usato per brevi periodi in caso di effettiva necessità, come potrebbe essere un inatteso aumento ponderale. Già ma come si fa a rendersi conto che c’è stato questo aumento? Senz’altro grazie ad un diario che riporti tutti i pesi osservati nel tempo.

Ovviamente non è necessario farsi prendere dalla fobia del peso per finire di pesarsi tutti i giorni (come invece potrebbe venire spontaneo fare). Il peso, infatti, risente di un’infinità di fattori che potrebbero alterare enormemente i risultati creando alternativamente malumori o euforia senza che ce ne sia un vero motivo: quello che si è mangiato il giorno prima e quello che si è bevuto; se ci si è recentemente scaricati o se si attende da tempo il giorno della liberazione; se si è svolto intensa attività fisica con grossa perdita di liquidi o se si è stati particolarmente a riposo.

Ci si pesa solo una volta alla settimana, a stomaco vuoto, dopo avere svolto le normali attività fisiologiche, con addosso la sola biancheria intima. Quella è concessa.

 

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