Cento chili in cento giorni. Decima settimana: la gestione del cibo

Cento chili in cento giorni. Decima settimana: la gestione del cibo

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“Ho girato e ho rigirato senza sapere dove andare”

 “E tu come stai?” (Claudio Baglioni)

 Ovvero che conviene sempre sapere dove andare per non lasciare che il caso governi la nostra alimentazione. Comprese le corsie del supermercato.

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 Probabilmente a nessuno verrebbe in mente che per gestire correttamente la dieta è fondamentale un’attenzione particolare per la gestione del cibo. Tuttavia dovrebbe essere lampante che non si può pensare che tutto fili liscio solo per il fatto che si è deciso di non farsi più fregare da tutta quella marea di cose fantastiche e meravigliose che ci hanno sempre procurato delizia e diletto. Oltre a diversi chili di grasso.

Il percorso che precede e accompagna la nutrizione è noto come “la catena del mangiare” ed ha la particolarità di riuscire a frazionare ogni singolo pezzo di strada percorso alla ricerca del cibo, a partire dal momento in cui si inizia ad avvertire lo stimolo della fame. Non per niente è ormai assodato che il desiderio è il primo anello della catena del mangiare, per cui non ci deve stupire se è da qui che occorre partire nel nostro viaggio. Poi ovviamente toccherà alla spesa, alle scorte e al pasto.

Per concludere non si potrà lasciare fuori dal discorso gli extra leggeri che dovranno sempre essere ponderati quali alternativi ad extra più corposi e potenzialmente sfavorevoli.

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Sessantaquattresimo giorno – La gestione del cibo

Parlare di dieta tralasciando l’atto del mangiare, soprattutto in considerazione che a dieta spesso ci si mette proprio a causa di un’alimentazione eccessiva rispetto alle proprie esigenze, rischia di lasciare il discorso alquanto incompleto.

A parte i rari casi in cui la componente genetica rende, se non vani, quanto meno poco incisivi sul peso gli sforzi di mantenere un’alimentazione adeguata alle proprie esigenze, il controllo del cibo rappresenta la chiave di volta dell’impalcatura di ogni educazione alimentare finalizzata al benessere, per quanto possa dire o raccontare chi di tanto in tanto propone nuove miracolose soluzioni per il problema del soprappeso.

Prendiamo quindi l’occasione per ribadire che un conto è parlare di educazione alimentare e un conto è parlare di diete: di queste ne esiste una pletora disorientante, alla quale ogni tanto se ne aggiunge l’ennesima che, transitando come una meteora nel panorama dietologico contemporaneo, raccoglie e poi disperde schiere di ammiratori (generalmente prima) e detrattori (solitamente dopo).

Al momento non esiste la dieta perfetta, valida per tutti e soprattutto che funzioni a tempo indeterminato: tutto ciò che abbiamo a disposizione sono regole e indicazioni che, bene che vada, andrebbero seguite vita natural durante, senza farsi troppe illusioni circa la possibilità di poter tornare a mangiare in modo assolutamente spontaneo e senza il minimo criterio. Sicuramente una bella fregatura, non si può non convenire, perché bersagliati come siamo dalle manovre pubblicitarie e circondati come non mai dal cibo, mantenere a lunga scadenza le buone intenzioni espresse in origine, potrebbe non essere facile come pensarlo.

Occorre fin dall’inizio avere un approccio molto critico ma soprattutto pragmatico e produttivo perché tutto ciò che all’inizio ci appare percorribile alla lunga finisce inesorabilmente per rendere esausti: meglio non scomodare la forza di volontà e soprattutto meglio non metterla costantemente alla prova

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Sessantacinquesimo giorno – La catena del mangiare

La catena del mangiare è una catena molto più lunga e articolata di quanto si immagini, sicuramente più di una mano che si allunghi verso il ripiano dove si trovano i biscotti o il formaggio, a seconda delle proprie preferenze.

Contrariamente alle apparenze, la spesa non è il primo anello della catena del mangiare: il primissimo è il desiderio che guida la mano verso un cibo piuttosto che un altro tra gli scaffali del supermercato. E la guida con una padronanza tale da non lasciare dubbi  circa  l’autorità di questo desiderio sulla nostra condotta.

Ma la neurofisiologia, che è scienza e non fantascienza, ci spiega che alla base del desiderio (di cibo), ci può essere qualcosa di ben più prosaico, ovvero un sistema chimico basato su una sostanza, la dopamina, che governa a nostra insaputa proprio quell’impulso tanto eccitante quanto  elettrochimico. E cosa ci sarebbe di male ad avere desideri prodotti da circuiti attivati in questo modo? Semplicemente il fatto che i circuiti di cui stiamo parlando sono gli stessi coinvolti nella dipendenza da sostanze stupefacenti. In altre parole: siamo drogati e non lo sappiamo. Il punto è che questa straordinaria forza che ci spinge da dentro a compiere acquisti di cui ci pentiremo a breve, è a sua volta il bersaglio delle industrie alimentari che sfornano prodotti la cui irresistibilità si intravede dalla confezione e ci investe come un tir a partire dal primo morso, con tutto il sistema della dopamina che va letteralmente in fibrillazione al punto da dar vita ad una dipendenza inaspettata e che periodicamente pretende d’essere soddisfatta.

Avere un cavallo di Troia nel nostro cervello è una bella fregatura perché ci espone alla mercé di chicchessia e di solito “chicchessia” non ha buone intenzioni: le sue vendite vengono prima dei nostri chili. O se la vogliamo vedere in un altro senso, a braccetto. Il saggio a questo punto chioserebbe: “Meditate, gente, meditate”.

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Sessantaseiesimo giorno – Il desiderio è il primo anello della catena del mangiare

Mangiare senza fare la spesa è impossibile. Quasi altrettanto lo è fare la spesa senza mangiare, visto che tutto ciò che di commestibile entra nelle nostre case, tendenzialmente le abbandona passando attraverso il nostro stomaco.

Poiché la sovrabbondanza di cibo è uno dei fattori che favoriscono maggiormente la spropositata alimentazione degli ultimi tempi,  avere l’accortezza di non circondarsi di vettovaglie smaniose di finire sotto i nostri denti potrebbe essere proprio una buona idea. Certo se uno ha fame, ha fame e allora anche un pezzo di pane secco avrebbe ragione delle nostre  buone intenzioni, ma poiché spesso non si tratta di vera fame ma di tutt’altro (“Ambrogio…”) ecco che l’attrazione che si scatena non può che risultare fatale.

Forse non ce ne rendiamo conto ma mediamente ciò che noi facciamo ritualmente ogni sabato è portarci a casa il nostro peggior nemico, il pericolo pubblico numero uno, colui che non solo ci farà ingrassare, ma soprattutto ci lacererà l’anima, divisi come saremo tra la voglia matta di metterlo sotto i denti e contemporaneamente tenerlo a dovuta distanza. Una lotta impari oltre che titanica e dall’esito scontato (sic) dato che la forza che ha preso il controllo delle nostre azioni tra le corsie del supermercato, certificando come innocenti certi acquisti, a distanza di pochi giorni li reclamerà. E lo farà talmente a gran voce che a noi, per la seconda volta (la prima era mentre stavamo alla guida di un carrello) non resterà che assecondare, a stretto giro di posta piuttosto che dopo una strenua resistenza, come se fossimo precipitati in uno stato di parziale obnubilamento della coscienza.

Ma quante possibilità di scampo ci lascia una situazione del genere? Una sola ed unica chance: giocare d’anticipo e prepararsi ad affrontare la spesa con criterio e qualche asso nella manica.

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Sessantasettesimo giorno – La spesa

In virtù del fatto che il “di più” che ci procuriamo con la spesa non arriva a casa da solo, fare acquisti mirati per limitare i danni causati dall’onnipresenza di cibo è un’opportunità che risiede completamente nelle nostre mani. E nel nostro cervello.

Certo, chi vive solo ha qualche incollatura di vantaggio rispetto a chi vive con altre persone, allorché la presenza di bambini o altri membri della famiglia con richieste particolari potrebbe interferire con le attenzioni richieste da una dieta. Questo non significa che chi “tiene famiglia” non possa razionalizzare le scorte, iniziando per esempio a chiarire cosa effettivamente si compra per gli altri e cosa per sé stessi: capita spesso che si pensi di comprare determinate cose per altri membri della famiglia mentre poi, sotto sotto, quegli acquisti sono per soddisfare la propria gola. Del resto, sempre per pareggiare i conti rispetto a chi non possiede vincoli (o giustificazioni familiari) non è detto che qualche scrupolo di coscienza circa certi acquisti in senso assoluto sia inopportuno, considerando come negli U.S.A. vengono considerate merendine, snack, spuntini dolci: junk food (cibo spazzatura).

Una volta chiarito ciò che ha veramente senso acquistare ecco alcuni consigli per non farsi inutilmente del male:

fare la spesa con una lista, evitando di girare tutto il supermercato corsia per corsia e finendo inevitabilmente (guidati dall’inconscio?) per imbattersi in cibi troppo tentatori;

evitare di fare la spesa a digiuno perché a pancia vuota le voglie sono irresistibili;

lasciare possibilmente a casa quanti determinerebbero acquisti “pericolosi”;

nel limite del possibile e mantenendo la necessaria convenienza ricorrere a negozi o magazzini che non inducano tentazioni;

evitare le grandi scorte, con conseguenti accumuli di provviste che qualcuno dovrà pur ultimare.

Come in molte altre occasioni anche in questa circostanza vale la massima che “queste cose non costano fatica ma aiutano a non farla”.

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Sessantottesimo giorno – Le scorte

Se per vari motivi non si riuscisse a rinunciare alle grandi scorte e neppure ad arginare gli acquisti inopportuni si può, anzi si deve, cercare di gestire le riserve con un po’ di criterio e di logica evitando di tirarsi ulteriormente la zappa sui piedi.

Il concetto di fondo è banalissimo oltre che adattabile a tutti i consigli contenuti in questo libro: per quanto possa apparire difficile e poco immediato, sarebbe un peccato considerare i vari suggerimenti senza la dovuta voglia di sperimentarli, perché sicuramente metterci un po’ del nostro per eliminare certe brutte pieghe alla fin fine potrebbe anche rivelarsi un’ottima trovata. Nel nostro caso specifico adottare qualche misura per gestire con raziocinio le scorte ci aiuterebbe nel nostro proposito di resistere alle tentazioni o quanto meno a fare minor fatica di fronte ai richiami tentatori.

In particolare, per salvarsi in corner, visto che non siamo riusciti a prevenire la situazione di pericolo generata da una cattiva gestione della spesa, conviene:

tenere tutti i cibi tentatori lontano dagli occhi;

conservarli in contenitori anonimi e non trasparenti;

collocarli assolutamente fuori portata e in posti poco accessibili;

riporli in secondo piano rispetto a quelli meno calorici;

disporre ovunque sostitutivi ipocalorici in buona evidenza e a diretta portata di mano.

Giusto per fare un esempio si può tenere una bottiglia di the senza zucchero in bella evidenza in cucina: quanto di meno calorico e più immediato per dissetarsi senza ricorrere ad altro più calorico.

Tutto ciò, lo ribadiamo, nell’ottica ben precisa di fare meno fatica, perché finché non si saranno creati certi automatismi, ma soprattutto fino a quando non si sarà instaurato definitivamente uno stile di vita adeguato, saranno certe attenzioni a darci una grossa mano.

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Sessantanovesimo giorno – Il pasto

Indipendentemente da come si siano svolte le tappe relative alla spesa e alla gestione delle scorte, il momento del pasto rappresenta l’anello terminale della catena, quello in cui si può ancora raddrizzare una situazione in caduta libera o comunque nobilitare ulteriormente un percorso condotto virtuosamente.

Poiché uno degli indiziati numero uno come colpevole del sovrappeso è l’onnipresenza del cibo e il conseguente consumo lungo tutto l’arco della giornata, possiamo sfruttare i pasti per iniziare a mettere un po’ d’ordine. In tal senso, già la preparazione del momento del pasto può essere utile per chiarire quali sono i momenti del pasto e quali no, iniziando a favorire un’alimentazione ragionata. Certo, sarebbe stata meglio se fosse stata introdotta già nell’infanzia, quando è più facile acquisire le abitudini, tuttavia non è mai tardi! Il consiglio è pertanto di organizzare il momento del pasto in modo quasi “cerimoniale”, sempre accompagnato dalla sua tovaglia, set di posate e bicchieri ecc ecc, in modo da separare in modo tangibile i momenti in cui si mangia dai momenti in cui non si mangia. L’atto del mangiare vero e proprio che ne segue, non deve mai essere banalizzato o annegato in altre distrazioni quali ad esempio guardare la televisione, ascoltare la radio, leggere il giornale: bisogna  rendersi conto che ci si sta alimentando, altrimenti dopo poco avremo ancora fame. Sempre per ben distinguere i momenti è importante non mangiare durante lo svolgimento di altre attività.

Ancora: mangiare con calma e senza fretta anziché masticare e ingerire e basta, permette di apprezzare molto meglio le sensazioni gustative: la stessa quantità di cibo mangiata con tranquillità e gusto sazia di più che mangiata velocemente. Il trucco può essere quello di fare piccoli bocconi e non prepararne altri finché quello precedente non sia finito del tutto.

Come sempre vale la massima che abbiamo sottolineato nelle precedenti puntate, ovvero che fare queste cose non comportano alcuna fatica: aiutano a non farne.

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Settantesimo giorno – Gli extra

Si può parlare di gestione dell’alimentazione senza fare una capatina fuori casa o una puntatina nel brillante mondo della vita cosiddetta (ma sarà poi vero) normale? Impossibile… di più: nefasto!

Inutile chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: stare in campana non piace a nessuno specialmente per il fatto che mentre noi ci dedichiamo alla nostra salute, gli altri si dedicano alla gioia di vivere (almeno quella che passa per le papille gustative). Si può passare una vita intera cercando di rinunciare a tutti gli inviti fuori casa a pranzo o a cena, che nel corso di una dieta parrebbero infittirsi a dismisura? Giammai declinare. Infatti:

•             la rinuncia può essere fonte di malintesi;

•             è sicuramente fonte di contrasto interiore utile a niente e a nessuno;

•             accettare di uscire a pranzo o a cena non significa abbuffarsi;

•             trovarsi in condizioni di questo tipo non riduce la volontà di continuare la dieta, anzi…

•             una buona cena con amici di tanto in tanto alleggerisce la pressione della dieta

•             il contatto con gli altri è fonte di complimenti che rinforzano la decisione a perseverare.

Detto questo, è ovvio, è bene che non si vada proprio allo sbaraglio… ecco pertanto alcuni consigli per riuscire sempre ad essere all’altezza della situazione:

•             indossare un abito ben attillato così da sentire per tempo il senso di pienezza;

•             allontanare il cesto del pane e dei grissini;

•             scegliere bene il proprio posto a sedere: vicino al supporto sociale e lontano da “traviatori”.

•             se occorre riempirsi un po’ prima di uscire con sostanze poco caloriche (insalata…)

•             se necessario risparmiare qualche caloria nel pasto precedente e in quello successivo.

•             trovare il modo per informare i vicini di tavolo di essere “felicemente a dieta” spiegando i motivi di quel “felicemente”.

Anche in questo caso…

 

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